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Attribuzione Multi-touch su Mobile: Cos’è e Perché è Importante

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I modelli di attribuzione multi-touch, o anche detti attribuzione multi canale, non sono mai stati così tanto al centro dell’attenzione. Gli User Acquisition manager sono sempre più consapevoli dell’importanza di tutti i “touch point” che avvengono prima dell’ultimo click, e vogliono capire meglio quale è l’impatto di tutte le campagne su di una singola conversione

Cos’è l’Attribuzione Multi-touch?

L’attribuzione multi touch determina il valore di ogni “touch-point” (letteralmente punto di contatto) con l’utente prima della conversione desiderata. Piuttosto che dare, quindi, tutto il credito a una sola inserzione o a un solo canale, l’attribuzione multi canale dà credito a tutti i canali di acquisizione con cui l’utente ha interagito durante la customer journey.

Coloro che si occupano di acquisizione utenti capiscono bene che la user journey non è così semplice come vedere una inserzione, cliccare e installare l’app, ma spesso implica molteplici touch-points prima della conversione finale. Nonostante ciò, il modello di attribuzione standard della maggior parte delle aziende è quello basato sull’ultimo click (last-click attribution model). In questo caso, è l’ultima inserzione che è stata cliccata dall’utente che si prende tutto il credito, e il conseguente pagamento (Altri modelli sono rappresentati dall’attribuzione view-through e attribuzione su primo click).

Anche se si utilizza il modello di attribuzione, per esempio, basato sull’ultimo click, possiamo ipoteticamente mappare tutta la user journey inserendo dati sui nostri sistemi di BI (a patto che questi sistemi siano in grado di processare una grande quantità di dati).

Attribuzione multi-touch
Source Adjust.com

Perché l’attribuzione multi canale è importante?

 

Molti marketers ritengono che l’attribuzione multi canale rispecchia meglio il modo in cui gli utenti interagiscono con la pubblicità. Mentre l’attribuzione basata su primo o ultimo click assegna tutto il merito della conversione a un singolo momento, l’attribuzione multi-touch sposa la teoria che un utente può vedere e interagire con multiple inserzioni prima di effettuare il download dell’applicazione mobile.

Questo modello di attribuzione assicura anche che il merito della conversione sia ripartito tra canali di tutto l’ecosistema. Premiando più canali per il loro ruolo nel generare il download invece di pagare un solo partner. Questo ci aiuta a ridistribuire il budget pubblicitario in modo più equo.

In aggiunta, l’attribuzione Multi-touch ci informa su quali campagne portano realmente gli utenti alla nostra app, aiutando gli inserzionisti a identificare dove il valore viene generato attraverso le varie fasi della customer journey. Così facendo, anche i canali di acquisizione più piccoli che potrebbero avere difficoltà a ottenere abbastanza credito con i modelli di attribuzione classica, hanno maggiori probabilità di essere individuati se si usa un approccio multi-touch.

attribuzione multi-touch appsflyer
Source AppsFlyer

 

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I Pionieri del Mobile Marketing: Giacomo Melandri – Omio

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Giacomo Melandri - Pionieri del mobile marketing

Per la sezione “I Pionieri del Mobile Marketing” abbiamo incontrato Giacomo Melandri, Organic Mobile Growth Lead per Omio, una delle aziende con maggior successo nel settore travel a livello internazionale. 

Giacomo, racconta in breve ai nostri lettori il tuo percorso professionale fino ad arrivare a lavorare per Omio a Berlino.

Sono nato a Ferrara e fin da subito ho avuto la passione per il viaggio e per l’estero. Ho studiato a Cadice (ES) durante il liceo, a Milano durante l’Università e durante quei 5 anni sono passato due volte per gli Stati Uniti. Prima ad Los Angeles lavorando sui contenuti e social media di un web magazine, e poi a Washington, DC al fianco di Daniele Calabrese e della sua Soundtracker come Marketing Manager. In questi anni curavo più la parte relativa ai contenuti pubblicati, a PR e partnership a livello locale. Finiti gli studi sentivo il bisogno di arrivare in una città che mettesse alla prova il piccolo bagaglio accumulato fino al 2014, tra studio e lavoro, e così sono arrivato a Berlino. Ho iniziato con uno stage in Performance Marketing a Lamudi, portale real estate nei paesi emergenti, e in quanto a tale, nella famiglia Rocket Internet. Quasi 3 passati a conoscere e gestire diverse piattaforme e canali di acquisizione e ritenzione, principalmente tra Mobile e CRM. Una bella opportunità è poi arrivata a Dicembre 2017, quella di far parte del Mobile Marketing team di GoEuro, a oggi Omio. 

Un ricordo particolare legato al mobile marketing che ha segnato il tuo percorso e che non scorderai mai?

Sicuramente le prime settimane passate su Smartly.io a scoprire come costruire le “custom audience” e capire come poterle incrociare, includere ed escludere per trovare il match perfetto che portasse nuovi utenti di qualità.

Di cosa ti occupi al momento a Omio? 

Al momento mi occupo di crescita organica delle nostre app insieme al mio team, ma quello che mi interessa di più è il cross-selling e up-selling dell’app a visitatori del nostro sito, desktop e mobile. Trovo affascinante le infinite possibilità di far crescere i nostri viaggiatori su app grazie a continue iniziative e campagne di mobile product marketing che conduco lavorando continuamente con il team editoriale e di quello di design di Omio.

Qual è il tuo canale di user acquisition preferito?

Mobile Growth Summit i Pionieri 4Rispecchiando quanto detto sopra, sicuramente mi intriga trovare il momento giusto per far presente quanto comprare e viaggiare con app sia più facile e conveniente a chi ancora acquista su web. Alla fine sono sempre nostri visitatori, giusto?! Semplicemente indichiamo loro il modo migliore per acquistare e viaggiare, che è anche quello che solitamente aiuta engagement,  retention e crescita sostenibile: le app 🙂 Allo stesso tempo, però, è fondamentale dare la possibilità ai web fan di continuare la loro esperienza nella piattaforma che preferiscono. Per questi motivi ritengo il web-to-app una vera sfida che prescinde dal singolo canale o dalla singola piattaforma, ma richiede un approccio determinato marketing-tech che mi permette di scoprire sempre nuove cose in entrambi gli ambiti.   

E qual è quello più efficace invece in base alla tua esperienza?

Beh dipende da cosa intendiamo per efficacia ovviamente 🙂 Definendola in termini di ROI e ROAS e guardando al mondo mobile (difetto professionale) penso che tutto il mondo del Paid Social, in particolare Instagram, sia forse il più solido degli ultimi anni. Una grande rivoluzione in efficacia nel mondo del mobile marketing però è arrivata dal grande mix di paid search, creativi riconoscibili e ambiente fraud-free: Apple Search Ads.  

Qual è stato l’impatto del cambio di nome dell’azienda da GoEuro a Omio sulle attività marketing? Qualche aneddoto simpatico da condividere? 

L’impatto più grande durante il rename e poi il rebrand sicuramente è stato quello portato dagli utenti già acquisiti. Poter comunicare con loro nel modo più diretto e più dinamico è stato ciò che ha fatto sì che il cambio di nome e di esperienza fossero di successo. Vedere così tanti utenti tornare sulla nuova Omio app, cambiata e rinnovata per i loro nuovi viaggi è stata la parte più gratificante. Top funnel KPIs sono migliorati per natura: tanti nuovi creativi per le ad, una nuova esperienza di pre- e post-booking, ci hanno dato modo di evolvere la nostra comunicazione su canali paid e non. I commenti sui nostri store sono stati sicuramente quelli più simpatici, sopratutto da chi non ha apprezzato il cambio di nome, ma per fortuna sono stati pochi 🙂 La preoccupazione più grande veniva dai canali di Search, dato il cambio di nome, ma devo dire che il nostro team SEM ha saputo gestire alla grande il cambio tra adv e keywords; CTRs e Quality Scores ne hanno pressoché risentito.

Qual è un insegnamento del passato che ti sei portato dietro negli anni, e che stai usando nel tuo ruolo attuale?

Personalmente non penso sia solo qualcosa relativo al mondo del mobile. Ci sono tante cose che ho imparato a livello tecnico o di strumenti con i quali la maggior parte di noi lavorano. Penso che le skills più importanti derivino da come si costruiscono le relazioni all’interno del posto di lavoro e queste vengono usate sempre e continuamente e come tali devo evolvere per facilitare le nostre giornate di lavoro in team.

Cosa ti aspetti d’imparare invece in questo nuovo anno?

In questo 2019 spero di poter facilitare sempre più il lavoro di altri team con i quali lavoro, imparando le loro necessità e dipendenze, fornendo loro gli strumenti per misurare il loro contributo alla crescita dei nostri utenti. Spero d’imparare con loro nuovi processi, costruire nuove metriche, KPIs e modi di crescere nel modo più efficiente e più creativo possibile i nostri utenti e il loro interesse nel viaggiare con Omio.

Quali sono i tuoi KPIs per definire il successo delle attività di User Acquisition per l’anno che viene?

A mio avviso, in questo 2019 e nei prossimi anni, le attività di acquisizione si faranno sempre più complesse e competitive di quello che già sono. È per questo che sarà importante misurare, e rendere riconosciuti e rilevanti a livello di azienda, anche top funnel KPIs che non sono magari direttamente connessi con un successo a breve termine, ma che possono migliorare la comunicazione nelle adv nel lungo periodo e la retention degli utenti. Penso a KPIs sulle ad che mirino all’engagement del possibile nuovo utente e che migliorino le qualità degli utenti acquisiti. 

Qual è la skills numero uno più importante che i mobile marketers dovrebbero imparare per emergere nell’industria? Perché la reputi così importante?

Flessibilità. Non è più possibile pensare a un canale in modo unico, a una singola ad. Bisogna essere flessibili tra le attività che vengono fatte su diversi canali e su diverse piattaforme. Bisogna essere flessibili nel capire interdipendenze tra canali e piattaforme e bisogna attribuire in modo corretto il peso di ognuna alla crescita della user base. Spero presto di vedere sempre più ad su desktop che promuovano le nostre app, con nuovi elementi di conversione flessibili in base all’intento dell’utente in quel momento.

3 consigli per i giovani che intraprendono adesso una carriera nel mobile marketing?

  • Sappiate parlare “tech”: vi aiuterà a far valere i vostri argomenti quando avrete bisogno dell’aiuto di ingegneri (e ne avrete bisogno, e tanto).
  • Innovate rischiando: non c’è nessuno che non abbia avuto successo stando al suo posto. Testate cose che possono sembrare assurde, nessuno vi bloccherà perché starete imparando.
  • Lavorate cross-functional: respirate le diversità che esistono in altri team, imparate da loro, adattate meccanismi e costruite relazioni che aiutino la crescita dei vostri utenti da ogni punto di vista.

Come testare nuovi canali di acquisizione utenti su mobile: i segreti degli esperti

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AdAge ha di recente riportato che il duopolio costituito da Facebook e Google si spartisce quasi il 60% del mercato della pubblicità digitale. La pubblicità su mobile conta per due terzi dell’intero mercato della pubblicità in tutto il mondo, e continua a crescere man mano che passiamo più tempo online.

Cosa significa? La maggior parte dei media budget sono focalizzati su due principali canali – aumentando sia la competizione che i prezzi. Per avere successo online, è necessario diversificare i canali di UA per combattere l’aumento dei costi e la crescente dipendenza da Facebook e Google. Ma come selezionare i canali giusti per acquisire nuovi utenti per la tua app o gioco? Quali sono i criteri da seguire? E come testare nuovi canali efficacemente?

Non esiste una regola che va bene per tutto e tutti; al contrario, gli specialisti del settore sviluppano le loro proprie strategie. Per capire il lavoro di diversi professionisti, abbiamo invitato tre straordinari esperti in User Acquisition da diverse aziende per comparare i loro approcci, in occasione dell’App Growth Summit Berlin. In questo articolo, potrete imparare quali metodologie funzionano per loro e, speriamo!, raccogliere qualche consiglio che possa eventualmente funzionare anche per voi! I Mobile Marketer scelti sono Lenette Yap – Wargaming Mobile, Christian von Hedemann – Clue (e precedentemente Wolt) e Maria Brigida Deleonardis – Free2Move.

Come testarre nuovi canali di acquisizione - App Growth Summit

I canali più efficaci per l’acquisizione di utenti su mobile

I team di User Acqusition a Clue, Wargaming Mobile e Free2Move sono formati, in media, da cinque manager che al momento gestiscono campagne su un numero di canali tra 4 e 6. Principalmente, concentrano la loro attenzione su Facebook, Instagram, Google Ads e Apple Search Ads. Alcuni lanciano campagne su network specifici come Bing, Yahoo o Snapchat in alcuni Paesi – nel caso di Free2Move con Snapchat, o su video network come Ironsource o Unity Ads – nel caso di Wargaming. Credo che questo sorprendentemente piccolo portfolio di ad networks non sia dovuto a una mancanza di testing, ma, piuttosto, alla performance debole di tanti canali testati. La realtà è che solo una piccola quantità di network pubblicitari sia in grado di fornire i risultati di UA attesi.

Per il servizio di food delivery Wolt, dove Christian ha trascorso gli ultimi due anni, il targeting iperlocale (per CAP, ad esempio) è essenziale. Per avere successo, Wolt necessita mostrare agli utenti ristoranti nei loro quartieri ma, al momento, non tanti network offrono targeting geografico a un livello così granulare. Ad ogni modo, i grandi della pubblicità (Facebook, Google e Snapchat) offrono la possibilità di targetizzare per CAP e distanza in km da un certo punto geografico (“radius”). Ciò permette agli advertiser di individuare esattamente dove vengono mostrati i propri annunci, garantendo che non vengano sprecate impressions su persone che non possono utilizzare il loro prodotto perché vivono al di fuori dell’area di consegna.

Come testarre nuovi canali di acquisizione – App Growth SummitSecondo Lenette di Wargaming – azienda di Berlino che ha lanciato la global hit World of Tanks – trovare gli utenti giusti necessita di targeting di nicchia. La loro audience di riferimento è molto specifica ed è formata prevalentemente da giocatori sulla trentina o più, con affinità con temi di guerra e storia. I loro giochi, World of Warships Blitz e World of Tanks Blitz, utilizzano carri armati e navi da guerra in modalità 7v7 multiplayer e si focalizzano su elementi di gioco tattici.

I video network permettono di mettere in white o black list specifici generi, publisher o addirittura giochi in cui vengono mostrati i tuoi annunci.
Utilizzando questa feature, Wargaming è un grado di restringere il proprio bacino di acquisizione, focalizzandosi su fonti che corrispondono ai gusti specifici dei propri giocatori. Al momento Wargaming Mobile si focalizza su 5 canali principali che hanno una performance costantemente buona, con più attenzione su network come Facebook e Google targettizzando audience di nicchia. Altri partner vengono testati di continuo.

Free2Move, dall’altro lato, lancia i propri servizi di mobilità a livello di città, sia per l’app che aggrega tutti i servizi di mobilità che per l’app necessaria a utilizzare il car sharing proprietario. Oggi, coprono 15 location in Europa e stanno testando il mercato americano nella città di Washington, D.C. Concentrandosi su 6 canali, separano la spesa tra traffico mobile e desktop tradizionale con una ratio 80-20. Maria Brigida riconosce che i canali di acquisizione si comportano diversamente in ogni Paese. Ad esempio, Bing funziona meglio in Francia, Yahoo negli Stati Uniti, etc. Tali intuizioni dimostrano quanto sia importante testare diversi network pubblicitari e focalizzarsi su quelli che funzionano meglio per te – e non usare ciecamente un mix di network consigliati da altri.

La checklist del Channel Manager per testare nuovi canali 

Le specifiche del prodotto e della User Acquisition sono naturalmente riflesse nella scelta di nuovi canali. Tutti i partecipanti al panel sono stati d’accordo sull’importanza dell’integrazione con i vari MMP (Mobile Measurement Partner), dell’ottimizzazione post-install e della trasparenza quando si tratta di fonti di traffico e placement. Ad ogni modo, quando si parla di App Campaigns di Google – che non sono affatto trasparenti, questi requisiti vengono messi da parte, dal momento che il network alla fine funziona e porta risultati (e, alla fine, questo è ciò che importa). Wolt e Free2Move hanno bisogno di targeting geografico, mentre Wargaming guarda principalmente al targeting che permette di trovare audience per interessi e caratteri demografici richiesti e ad algoritmi intelligenti in grado di selezionare nicchie di giocatori.

In generale, tutti e tre hanno affermato che preferiscono piattaforme di tipo “self-service”, dove possono avere controllo pieno sulle campagne e imparare dai dati. Selina Springvloet, Head of Marketing a Wargaming Mobile, ha citato, durante la nostra chiacchierata preparatoria all’evento a Berlino al telefono, che un tempo conduceva test per il programmatic buying mediante piattaforme di tipo “managed”. Non solo le campagne non erano in grado di raggiungere gli obiettivi di performance ma anche, a causa della mancanza di trasparenza, di accessibilità ai dati e di possibilità di effettuare cambiamenti autonomamente, lei e il suo team non erano in trarre alcun tipo di insegnamento dall’investimento fatto. “Sicuramente faremo un follow-up su questo testo, ma l’approccio sarà diverso. Dobbiamo impegnarci di più ed essere pronti a investire tempo e risorse per sbloccare la situazione e richiedere trasparenza dai partner con cui lavoriamo”, afferma Selina, concludendo i suoi pensieri sull’approccio giusto da adottare quando si esplorano nuovi canali per il Programmatic.

Best practices per testare nuovi network pubblicitari per l’acquisizione utenti

Maria Brigida Deleonardis - Free2MoveSia Christian (Wolt) che Maria Brigida (Free2Move) hanno un approccio simile quando testano nuovi network, dividendo il processo in fase di test e fase di apprendimento. Cosa vuol dire, in concreto? Prima di tutto, fanno andare le campagne da due a quattro settimane per raccogliere dati. Deve durare almeno due settimane, in modo da poter osservare fluttuazioni nei diversi giorni della settimana. Due settimane è inoltre un lasso di tempo necessario per avere dati sufficienti a vedere se c’è del potenziale per ottimizzare le campagne per i propri obiettivi, ad esempio eliminando alcuni sub-publishers, cambiare le creatività o il targeting, ecc. Le due settimane seguenti sono utilizzate per provare ad arrivare quanto più vicino possibile all’obiettivo. Ad ogni modo, ogni network richiede lavoro. Assicurati dunque di avere le risorse da dedicare al testo per dargli una possibilità concreta. Non aspettarti che un nuovo canale o network funzionino alla grande da subito, ma utilizza il test per valutare la potenzialità del canale di diventare una preziosa fonte di acquisizione utenti nel futuro.

Lenette (Wargaming Mobile) ha sottolineato un punto importante. Nel processo di assegnare priorità a quali network da testare, esamina la quantità di tempo che puoi dedicare per analizzare la performance della campagna. Ci vuole tempo per investigare la qualità del traffico, comparare metriche con quelle di network già in uso, controlla se c’è traffico fraudolento e ottimizza a partire da zero.

Network con possibilità maggiori di targeting e algoritmi complessi come Snapchat, Facebook o Google, richiedono maggiore attenzione e framework per test, mentre semplici video network possono essere valutati molto più facilmente. Ad ogni modo, avere test di successo di video network richiede budget significativi a causa dell’alto numero di publisher disponibili. 

Come regola generale, dovresti essere in grado di collezionare abbastanza dati nel corso di un mese con un budget di 5-10 mila dollari. Ci sono poi però canali specifici, come network di tipo content come Taboola o Outbrain, che richiedono fino a sei mesi di tempo e 50,000$ di investimento per avere buon testing e poter ottimizzare, secondo quanto Sandra Wu di Blinkist ci ha detto.

Come testarre nuovi canali di acquisizione - TimeframeDal momento che l’industry evolve a velocità sostenuta, non dovresti dimenticare di testare nuovamente i canali ogni sei o dodici mesi. Nuove features, migliori possibilità di targeting, o nuove inventory, possono portare risultati molto differenti in termini di performance di quanto ti non abbia visto nel test precedente. Ciò è particolarmente vero per le nuove piattaforme social come Pinterest, TikTok o Spotify che evolvono molto rapidamente, ma anche per canali classici come YouTube sul quale sono disponibili nuovi formati come i Discovery Ads o Gallery Ads che possono cambiare la performance del singolo annuncio o del canale in toto, senza dimenticare che YouTube è una parte importante dell’inventory totale per le Universal App Campaigns. 

Un’utile raccomandazione: controlla da subito se il network che vuoi testare è disponibile per un’entità commerciale nel tuo Paese. Un altro suggerimento arriva da Lenette che, nel podcast Mobile Growth Nightmares, ha raccontato la sua storia relativa a traffico fraudolento su uno degli ad network che stava testando. Quando si sperimenta con partner nuovi o sconosciuti, è essenziale analizzare la qualità del traffico e cercare per segnali nelle attività post-install che possano indicare attività fraudolenta. Tutti i partecipanti al panel fanno affidamento a moduli anti-frode disponibili sui loro MMP, ma ci sono anche specialisti disponibili sul mercato come Scalarr.io che possono integrarsi facilmente con Adjust, Appsflyer, Singular, Kochava e tanti altri MMP e piattaforme di analisi di marketing per identificare potenziale comportamento fraudolento. Per ultimo, ma non per importanza, tutti i partecipanti al panel hanno dichiarato di richiedere regolarmente ai propri pari consigli e suggerimenti per migliorare le proprie attività di UA. UA Society, il canale Mobile Dev Memo su Slack, il gruppo Facebook Mobile Marketing Experts o lo stesso portale Mobile Marketing Italia, offrono opportunità fantastiche per scambiare opinioni e avere accesso a informazioni che potrebbero aiutarti a evitare un bel po’ di mal di testa. 

Quali KPIs tenere d’occhio quando si testano nuovi Ad Networks?

Quando si parla di KPIs, questi sono molto diversi per i tre partecipanti al Panel.

Free2Move considera il “Costo per Registrazione” come primo proxy per l’evento successivo e cioè “Prima Prenotazione” e di conseguenza il “Costo per Prenotazione”. Ciò è abbastanza simile a ciò che succede da Wolt, ma la particolarità di avere aree di consegna ristrette ha portato loro a sviluppare una metrica propria come il “Tasso di Registrazione dentro/fuori dall’area di consegna”. Se viene generato traffico al di fuori dell’area metropolitana, quel budget dedicato è fondamentalmente budget sprecato ed è perciò importante guardare alle campagne con questo indicator  in mente.
Come per molte altre aziende, la metrica più importante è il “Ritorno sull’investimento pubblicitario” (ROAS – Return On Ad Spend) che necessita di modelli predittivi per determinare la LTV (LifeTime Value) dell’utente.

Come testarre nuovi canali di acquisizione - KPIsNel settore gaming, metriche tipiche come il Click Through Rate (CTR) e Install Rate (CVR) sono le prime ad essere utilizzate per valutare la qualità del traffico. Metriche di eventi in-game sono poi valutate a livello di coorte, come ad esempio la Retention, la percentuale di utenti che dopo la conversion iniziale effettuano un pagamento, il precedentemente citato ROAS e previsioni sul valore dell’utente al giorno 1, 3, 7, 30 e così via.

Questi KPIs dimostrano anche che gli specialisti di UA si concentrano ora sull’analisi dei migliori eventi dopo l’install per valutare velocemente la qualità del traffico. Questi eventi vengono poi mandati agli Ad Network per fornire il miglior proxy per poter essere in grado di trovare utenti di valore. Con strumenti come Facebook App Event Optimization, Value Optimization e Campagne App di Google, il lavoro dei marketer si è spostato dalla ottimizzazione manuale delle campagne all’identificazione precisa degli eventi da ottimizzare e allo sviluppo di strategie creative per creare gli annunci più efficaci.

Quanto allontanarsi dai canali di performance?

Sta diventando sempre più frequente, per chi lavora nel Mobile Marketing, andare oltre a territori conosciuti e fare campagne in TV, per strada, o su altri classici media “above the line”. Blinkist sta sponsorizzando podcast. Seriously ha costruito tutta la sua strategia di marketing “Best Friends” attorno agli influencers, e Innogames ha trovato successo con campagne di tipo pre-install. Le sinergie tra media tradizionali e Performance Marketing diventano sempre più frequenti, così come migliorano le  metodologie di attribuzione tra canali. Tutto ciò dà ai manager UA il potere di incorporare canali precedentemente considerati “non performance” in canali misurabili, e di conseguenza, un po’ più “performance”. Ma questo è un altro discorso, che potremmo affrontare la prossima volta. Ci vediamo all’App Growth Summit di Berlino nel 2020!


Questo articolo è una traduzione di “Insider Secrets: How to test new mobile User – Acquisition Channels” scritto da Peter Fodor e apparso su https://www.appagent.co/blog.

I Pionieri del Mobile Marketing: Riccardo Bianchetta – Bending Spoons

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Riccardo Bianchetta

Per la sezioni “I Pionieri del Mobile Marketing” abbiamo incontrato a Milano Riccardo Bianchetta, Head of Paid User Acquisition per Bending Spoon, una delle realtà Mobile più interessanti non solo a livello italiano, ma anche europeo.

Riccardo, racconta in breve ai nostri lettori il tuo percorso professionale fino ad arrivare a lavorare per Bending Spoons, l’azienda forse più importante del panorama mobile Italiano.

Il mio percorso professionale in questo settore è iniziato quasi per caso. Era il 2009 e mi stavo laureando in Comunicazione. Un mio amico mi parlò di una posizione aperta nella sua azienda come Adwords Manager. Applicai in virtù dell’esperienza di un laboratorio di 10 ore su AdWords fatto all’università e mi andò bene, un gran colpo di fortuna. Per cui iniziai in questa Performance Agency, mi trovai praticamente abbandonato a me stesso, ma il lavoro mi piaceva molto, e iniziai a imparare molto velocemente. Da li ho lavorato per circa 8 anni nel settore dei VAS, un’industria molto pragmatica che si fonda quasi esclusivamente sulla capacità di acquisire utenti. All’inizio si usavano i canali web, ma il mobile era la normale evoluzione per servizi di quel genere, per cui ho avuto la fortuna di approcciarlo fin dai suoi albori. Ho costruito la mia carriera sul senso pratico, sulla necessità di portare risultati concreti e sulla consapevolezza che un team soddisfatto e gratificato è molto più efficace di tante strategie complesse. Un paio di anni fa ho deciso di voler cambiare settore, ho applicato a Bending Spoons con poche speranze visto l’acceptance rate molto basso e il mio curriculum privo di aziende altisonanti, ma ho avuto la fortuna di trovare un ambiente in cui le apparenze non contano ed evidentemente la sostanza che ero in grado di dimostrare è stata sufficiente. 

Un ricordo particolare legato al mobile marketing che ha segnato il tuo percorso e che non scorderai mai?

Ne ho parecchi, la maggior parte legata a delle piccole Caporetto, soprattutto nella prima fase della mia carriera. Ma forse quello a cui sono più legato è un ricordo positivo. Nei primi mesi del mio lavoro, quando ancora brutalizzavo l’Editor di AdWords per piegarlo a quello che nella mia testa serviva fare, ho sviluppato con Excel (che avevo aperto per la prima volta 3 mesi prima probabilmente) una sorta di repository di tutte le creatività con cui tenere traccia dei vari KPIs. Un file che a vederlo oggi sarebbe di una banalità abbastanza disarmante e che probabilmente avrebbe fatto ridere molti marketer anche 10 anni fa, ma per me ha segnato la mia personale evoluzione dall’età della pietra a quella del bronzo, in qualche modo ha influenzato pesantemente la mia crescita.

Nel sito aziendale è si legge “Less Than 1% Acceptance Rate“ riferito al processo di selezione. Quali sono i segreti per rientrare nella stretta cerchia degli “Spooners”? 

Riccardo BianchettaNon ci sono particolari segreti, e il segreto è proprio quello. Il processo di selezione è molto lungo e articolato, per me è durato 4 mesi, e si è concluso con un’intera giornata passata in ufficio a confrontarmi con diverse persone. L’ho trovata un’esperienza magnifica, al termine della giornata ho messo i founder di fronte alla scelta di assumermi o adottarmi, evidentemente hanno convenuto che fosse più conveniente la prima opzione. Il bello del processo di selezione è che attraverso test studiati ad hoc per ogni posizione si riesce abbastanza bene a capire il vero valore e il potenziale delle persone, indipendentemente dal curriculum o dall’esperienza dichiarata. Inoltre si pone molta attenzione al fatto che i valori dei candidati siano in linea con quelli dell’azienda, è un requisito fondamentale per superare il processo di selezione. Per certi aspetti si può dire che Spooners un po’ ci si nasca.

Di cosa ti occupi al momento a Bending Spoons? 

Coordino il team di Paid User Acquisition. I miei ambiti di azione principali al momento sono tre: cercare di migliorare costantemente l’efficacia degli investimenti in un balletto che comprende una decina di app e canali di acquisizione diversi, coordinare e supportare gli UA manager nell’operatività, cercare e valutare il potenziale di nuove attività di acquisizione.

Bending Spoons è un’azienda che è cresciuta molto negli ultimi anni, e tu sei stato un protagonista della crescita del team marketing. Com’è cambiato il team in termini di persone e responsabilità?

In realtà ho avuto la fortuna di veder praticamente nascere il team di cui faccio parte. Prima del mio arrivo Bending Spoons si basava quasi esclusivamente su attività organica, grazie a un team di ASO che era ed è tuttora ai massimi livelli del settore. Poco meno di due anni fa l’azienda ha deciso di investire in attività paid per accelerare la crescita, per cui nel giro di poche settimane sono entrato io e quasi tutto il mio team. Al momento siamo otto persone a lavorare in PUA, e collaboriamo nel reparto marketing con altri team che si occupano di design per le creatività, automazioni per il marketing e, ovviamente, ASO.

Qual è il tuo canale di user acquisition preferito?

Poi mi chiederete anche quale sia il mio figlio preferito? Credo che ogni canale abbia le sue caratteristiche, Facebook ha un potenziale incredibile, ma è molto complesso fare un effettivo salto di qualità in termini di ottimizzazione, Google è un po’ come il genio di Aladdin, “fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale”. Scherzi a parte, se dovessi scegliere un solo canale con cui lavorare per i prossimi 5 anni direi Facebook, ma il mio cuore resta a Google e a quando si poteva effettivamente generare plusvalore ottimizzando le campagne meglio dei propri competitors.

E qual è quello più efficace invece in base alla tua esperienza?

Dipende da cosa intendiamo per efficace, se parliamo di generazione di ROI direi sicuramente Search Ads, ma ha dei limiti di scalabilità abbastanza evidenti, soprattutto per certi prodotti. Facebook è il più flessibile.

Qual è un insegnamento del passato che ti sei portato dietro negli anni, e che stai usando nel tuo ruolo attuale?

I miei cardini sono principalmente due:

Il primo è che la vera forza di un’azienda di successo sono le persone che la compongono. Un team motivato e valorizzato è in grado di raggiungere grandi prestazioni che superano di gran lunga la somma delle sue parti. Fidarsi dei propri colleghi e metterli nella possibilità di dimostrare il proprio valore ti permette di imparare tantissimo e di fare tu stesso molto di più di quanto ti saresti aspettato.

Il secondo è che la parte difficile di questo lavoro non è trovare le risposte, ma capire quali domande fare. Viviamo sommersi di dati, possiamo abbastanza facilmente recuperare tutte le informazioni che ci interessano, ma se non interroghi i numeri nel modo giusto saranno loro a dominare te e non il contrario. L’approccio Top-Down è fondamentale in questo lavoro, al momento capire quali KPIs analizzare e come farlo sono necessari per sopravvivere alla complessità del nostro portfolio.

Cosa ti aspetti di imparare invece in questo nuovo anno?

La mia sfida personale è aumentare la mia conoscenza riguardo alle attività comunemente considerate di branding. Negli anni mi sono sempre focalizzato moltissimo sulla performance pura, ora sto cercando di fare un salto verso il ruolo di marketeer più tradizionale. Il mobile sta maturando, i player sul mercato sono sempre di più, credo che per riuscire a restare competitivi si debba fare un passo indietro e tornare a considerare il marketing come figura aziendale circolare più coinvolta in tutti gli aspetti che definiscono un prodotto.

Quali sono i tuoi KPIs per definire il successo delle attività di User Acquisition? Come cambiano da app ad app?

Il faro sono sempre i net profits. Sembra banale, ma spesso ci si concentra su KPIs molto sofisticati dimenticandosi che in realtà il vero indicatore di successo sia quanto si riesca a ottimizzare le proprie attività per massimizzare i profitti. Ovviamente gli indicatori intermedi sono molti, e cambiano da app ad app, ma anche tra diversi canali. Su canali social il CTR tende a pesare tantissimo, purché sano e sostenibile, su Search Ads guardi solo la conversion. In linea di massima monetizzando a subscription la retention è fondamentale ovunque, ma diciamo che ho la fortuna di potermi appoggiare a un team di data science molto efficiente che è in grado di sviluppare modelli che riescono molto rapidamente a tramutare in LTV le diverse implicazioni tra i vari KPIs.

Cosa significa, in termini di attività e learnings, promuovere allo stesso tempo app anche molto diverse tra loro? 

Che non hai mai tempo di andare in ferie. 🙂 Ogni app ha le sue caratteristiche, le sue stagionalità, i suoi target. Devi imparare a capire cosa possa essere efficace per ogni prodotto, anche se ovviamente non puoi andare ugualmente in profondità su tutti. Sicuramente però si può anche fare molta economia di scala, definire ad esempio settings di ottimizzazione o sviluppare automazioni che possano essere replicati facilmente su app diverse. In particolar modo si ha la possibilità di scalare anche su prodotti più piccoli che avrebbero troppo poco margine per consentire di affrontare fasi di testing complesse, applicando semplicemente i learnings provenienti da prodotti simili ma più sviluppati.

Qual è la skills numero uno più importante che i mobile marketers dovrebbero imparare per emergere nell’industria? Perché la reputi così importante?

Sarò un nostalgico ma credo che fare esperienza con il manual bidding sia abbastanza fondamentale. È vero che il mercato si sta allontanando sempre più da questa pratica “barbara e antiquata”, ma cercare di capire come funzioni un algoritmo di ottimizzazione evoluto senza aver compreso appieno e interiorizzato sulla propria pelle la triste verità della dittatura del eCPM è come cercare di scrivere un romanzo senza prima aver imparato la grammatica. Questo è un lavoro molto creativo, che permette e anzi richiede, se si vuole emergere, di inventare e ragionare fuori dagli schemi, ma se lo schema non lo conosci non puoi neanche uscirci.

3 consigli per i giovani che intraprendono adesso una carriera nel mobile marketing?

Per rispondere penso a quello che dico abitualmente ai ragazzi che entrano senza esperienza nei miei team.

  1. Mai avere paura di sbagliare. Chiunque in questo settore ha fatto errori madornali all’inizio (come bruciare 5.000 euro in 10 minuti la prima volta che si approcciava al RTB, esperienza personale) e chiunque, a qualunque livello, ne continua a fare. Confrontatevi, proponete, non abbiate paura di dire una cosa stupida. Questo è un settore che si evolve alla velocità della luce, i dogmi sono davvero pochi. Se pensate che io stia sbagliando, ditemelo. Se voi avrete torto 99 volte su 100 avrete imparato 99 cose e avrete sbloccato del valore con quell’altra intuizione, che altrimenti sarebbe rimasto in un taccuino. Nessuno ci perde. Ora, ovviamente fate attenzione a chi avete di fronte, non tutti hanno questa apertura mentale, ma siate certi che in questo caso quelli nel torto non siete voi.
  2. Fatevi domande, sempre, a qualunque livello. Non aspettatevi che i dati si manifestino con apparizioni mistiche, interrogateli, chiedetevi cosa vi interessi capire, quale sia il vostro obiettivo, e andate dritti vero quel punto finché non arrivate alla risposta o al risultato.
  3. Non cadete mai nell’errore di essere presuntuosi, di credere che la vostra intelligenza o i vostri studi o la vostra esperienza vi bastino a capire cosa farà un utente reale. La gente è imprevedibile, le masse lo sono di più. Faccio questo lavoro da 10 anni e non smetterò mai di stupirmi delle reazioni delle persone ai miei ads, credo che mettere in discussione costantemente le proprie idee e sottoporle al giudizio dei fatti sia fondamentale.

Resoconto del Mobile Growth Summit 2019: uno sguardo al futuro del Mobile Marketing

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Il 18 e 19 Settembre una folta rappresentanza dei Pionieri del Mobile Marketing ha partecipato all’edizione 2019 del Mobile Growth Summit Europe, una delle conferenze più importanti e prestigiose in tema Mobile, in Europa e nel mondo.

È stato un momento per incontro e riflessione, dove abbiamo potuto ascoltare le opinioni e le testimonianze di alcune delle persone e delle aziende più influenti del panorama Mobile Europeo. Si è parlato di come la User Acquisition è vana senza una strategia di Retention adeguata, di come il CRM può aiutare engagement, retention stessa e conversion, ma anche dei vantaggi che può portare una strategia strutturata di ASO, e si è discusso – tra le altre cose – di come il programmatic advertising rimanga sempre un canale difficile da esplorare per i più.

Ma andiamo a sentire nel dettaglio le testimonianze dei nostri pionieri.

Dottori delle App e ottimizzazione delle creatività

Marco Esposito
Marco Esposito – INDIPENDENT

Quello che mi ha colpito di più del Mobile Growth Summit quest’anno – afferma Marco Esposito, ex DeliveryHero – devo dire che è stato l’approccio creativo di Customlytics nel partecipare alla conferenza; Christian e Raul nei panni di dottori delle App hanno offerto per due giorni consulenze a 360° su come migliorare lo status attuale delle app dei manager pazienti; idea brillante e le “visite” sono state sempre molto interattive e coinvolgenti.
Dal punto di vista degli interventi ho trovato particolarmente interessante la presentazione di Dillon Becker (Director of Creative & Strategy at Viral Nation) sui processi di ottimizzazione delle creatività utilizzate nelle attività di user acquisition. È sempre più importante sviluppare un approccio analitico sui contenuti che vengono messi live e sui concepts sviluppati dietro le campagne per scalare le performance.
Si é parlato tanto di branding, di nuovi format creativi ed innovazione dal punto di vista dei contenuti.
In generale é sempre bello partecipare al MGS, avere la possibilità di scambiare opinioni con vecchi amici e incontrarne sempre nuovi.

L’importanza del CRM e dell’Influencer Marketing

maria-brigida-deleonardis
Maria Brigida Deleonardis – FREE2MOVE

Il Nostro Pioniere Maria Brigida, ha invece seguito da vicino un panel su “Innovation in CRM“, e una fireside chat sul tema “How Companies Use Influencer Marketing To Grow Their Users

Nel primo Panel – racconta Bri – con gli interventi di esponenti del mondo app di aziende come Holiday Pirates, LOVOO, Omio e Neura, sono state discusse le ultime novità nel mondo del CRM.
Due argomenti chiave: cross-device/platfrom e personalizzazione.
Tutti i panelisti utilizzano più di un canale per le loro attività di CRM (notifiche push, messaggi in-app, email, notifiche web feed) e sono consapevoli dell’utilizzo del proprio prodotto da parte degli utenti sia su app che su desktop. Diventa quindi importante sapere che il “customer journey” è intermodale e diventa essenziale gestire la comunicazione attraverso le diverse piattaforme senza danneggiare l’esperienza dell’utente. Diventa fondamentale in questo momento essere in grado di seguire l’utente in tutte le fasi dell’utilizzo del prodotto e supportarlo con le informazioni che sono necessarie. Tutti i panelisti hanno affermato di andare in questa direzione.
Per quanto riguarda invece la personalizzazione, diventa essenziale conoscere quale canale funziona meglio per ogni utente. Si pensi ad esempio a quante persone disabilitano le notifiche push o a come sia tecnicamente più complesso raggiungere utilizzatori iOS con questo mezzo. Si cerca quindi di abbandonare una strategia di “bombardamento di massa” indifferenziata su tutti i canali CRM possibili, ma si cerca invece di rispettare le abitudini e di conoscere i dati di reazione verso ogni canale per creare un’esperienza ottimale di CRM.
In sintesi, il CRM diventa sempre più uno strumento cruciale per i marketer, per aumentare l’engagement con il proprio prodotto e creare un’esperienza perfetta per l’utente.

Mobile Growth Summit PanelNella Fireside Chat – continua Bri – si è invece sottolineato come l’Influencer Marketing sia diventato un canale sempre più utilizzato nel mix di strumenti che vengono scelti dalle aziende per acquisire utenti. In questa conversazione tra esponenti di Dashlane e AFK Creators, è emerso come anche nell’Influencer Marketing inizino a essere usate le metriche di Performance Marketing.
CPM, CPI, scalability, KPIs. Sono parole che solo di recente sono state introdotte anche nel mondo degli Influencer e i marketer iniziano a guardare all’argomento con occhi differenti.
Tra i consigli condivisi con il pubblico, troviamo la necessità di avere un portfolio di influencer attivi in diversi canali per garantire penetrazione efficace sull’audience globale di riferimento, l’ascesa dei podcast come strumento di marketing e la conoscenza approfondita del segmento di pubblico che segue quel particolare influencer in modo da trovare ricettori attenti e perfetti per il proprio prodotto.
Come sempre, è stata sottolineata l’importanza di creare una relazione con gli influencer e la necessità che l’influencer si connetta con l’azienda in modo da creare una storia insieme in modo da renderla più credibile e naturale e, conseguentemente, di successo.
Senza la relazione, insomma, la voce dell’influencer resta mera pubblicità impersonale, vanificando così il vantaggio competitivo del canale Influencer.
Fa piacere, da veterana del Performance, vedere l’introduzione i KPIs e metriche familiari che rende più fluido il passaggio dell’Influencer Marketing da strumento di Brand a canale di Performance.

Retargeting e clusterizzazione per essere efficaci

marco scabioli flixbus
Marco Scabioli – FLIXBUS

Anche Per Marco, Mobile Marketing Manager di Flixbus, i due temi principali del Mobile Growth Summit sono stati due: Paid Activities e CRM.

Per quanto riguarda le attività paid – dice Marco – il retargeting è un argomento sempre più importante, e per il quale le agenzie stanno offrendo nuovi servizi. In particolare, si è visto come il 90 per cento degli utenti che acquisiamo a pagamento, sono persi dopo i primi 3 mesi. Per questo dovremmo basare le nostre attività di acquisizione su test di incrementalità, sottolineando il fatto che, per essere efficaci la parola d’ordine è segmentazione.

Mobile Growth Summit Andy Carvell
Andy Carvell, Phiture, parla di retention e CRM

In particolare per le attività di CRM – prosegue Marco – la clusterizzazione diventa fondamentale. L’azienda Glovo, per esempio, per l’attivazione degli utenti scegli i cluster in base alla percentuale di primo ordine, numero medio di ordini per mese, e LTV. Per le attività di retention, invece, gli utenti vengono clusterizzati in base a LTV e probabilità di riattivazione. Delivery Hero, invece, ha affermato di utilizare voucher diversi a seconda del valore basato sullo stato dell’utente e sulla localizzazione dello stesso. 
Per ridurre il tasso di abbandono (o Churn rate), diventano veramente importanti le attività di onboarding tramite CRM sui nuovi utenti, senza però dimenticare l’importanza di quelli che hanno lasciato l’app: provare a capire perché hanno deciso di non utilizzare il servizio tramite questionari e surveys può diventare fondamentale per riuscire a migliorare il prodotto e le attività di advertising stesse.

Test delle creatività e Leadership

Giacomo Melandri Omio
Giacomo Melandri – OMIO

Ho trovato interessante l’approccio al creative testing focalizzato sulla acquisizione di nuovi utenti condiviso da Dillon Becker. In un paesaggio focalizzato principalmente su investimenti monetari, penso sia fondamentale avere un processo che funzioni quando si parla di creative testing e content marketing. Un altro highlight, questo più personale, è stata la presentazione sulla leadership di Philipp Lanik. Credo che la mancanza di leadership sia il principale motivo di non-crescita di tante, e forse troppe realtà, sopratutto in azienda in rapida evoluzione. Concludendo, una menzione speciale va ai dottori di Customlytics. Bell’approccio nell’analizzare le app a 360 gradi, sopratutto per quelle realtà all’inizio del loro percorso di crescita, penso abbiano dato buoni consigli su come migliorare le app dal punto di vista del prodotto, del marketing e degli analytics.

Scatti dal Mobile Growth Summit

Una Guida Pratica a Facebook Campaign Budget Optimization (CBO)

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Facebook è uno dei canali preferiti da molti marketing manager che operano nel settore digitale, sia in Italia che all’estero, per le sue capacità di targeting molto elevate ma anche per l’incredibile audience reach. Se anche tu usi Facebook per le tue campagne digitali, sai bene che la complessità di questo strumento è proprio nell’ottimizzazione del budget a livello campagna. 

Già nel Novembre del 2017, Facebook aveva annunciato l’introduzione di Facebook CBO o Campaign Budget Optimization, con l’intenzione di aiutare sia aziende che privati a gestire al meglio l’ottimizzazione del budget per assicurare risultati ottimali. 

Cos’è il Facebook Campaign Budget Optimization? 

CBO è una nuova funzione di Facebook, con la quale i marketing manager permettono a Facebook di distribuire automaticamente il budget tra i gruppi d’inserzione per generare risultati migliori, non più a livello inserzione. 

Facebook Campaign Budget Optimization

Una nota importante da fare è che questa opzione non è sicuramente una novità nel mercato del marketing digitale, infatti Google ha implementato la stessa tipologia di ottimizzazione da più di dieci anni.

Leggi anche: Promuovere La Tua App Con Google: Cosa Sapere

Una Nota Importante: Qual è la Differenza tra l’Ottimizzazione per le Conversioni e la Campaign Budget Optimization?

Come molti ben sanno, Facebook ha già un algoritmo che ottimizza automaticamente le inserzioni pubblicitarie in base alla possibilità di conversione della audience a cui queste sono mostrate. 

Questo tipo di ottimizzazione avviene a livello gruppo d’inserzione ed è basata su una fase di apprendimento da parte dell’algoritmo. 

L’ottimizzazione del budget, invece, avviene in maniera diversa, poiché questa considera l’audience di riferimento che potrebbe convertire meglio piuttosto che a chi mostrare un’inserzione specifica all’interno di un’audience. 

Malgrado ci siano dei punti in comune, i due tipi di ottimizzazione sono diversi e devono essere trattati come tali. In termini pratici, come marketing manager non decideremo più il budget per gruppo d’inserzione e quanto vorremo spendere in specifico per ogni audience, bensì diremo a Facebook quanto budget abbiamo per la campagna in totale e l’algoritmo prenderà le decisioni per noi. 

Può risultare complicato a questo punto immaginarsi come questa nuova funzione possa influenzare le campagne su cui è abilitata e quelle sui non lo è.

Prima di entrare nello specifico però, pensiamo sia utile fare un passo indietro e spiegare brevemente come Facebook gestisce il budget per campagna, giusto per essere sicuri di non perdersi per strada. 

Come Sono Strutturate le Campagne su Facebook? 

Facebook ha 3 elementi principali che caratterizzano le proprie campagne: 

  1. Campagna
  2. Gruppi d’Inserzione 
  3. Creatività 

Struttura Campagne Facebook

1. Campagna

Questo elemento rappresenta uno sforzo organizzato verso il raggiungimento di un obiettivo comune. La campagna di per sé si riferisce alla collezione di gruppi d’inserzione e creatività che useremo per raggiungere il nostro target. 

2. Gruppi d’Inserzione

Facendo un passo più avanti, andiamo a esplorare l’elemento seguente: il gruppo d’inserzione; questi rappresentano letteralmente un gruppo d’inserzioni con lo stesso audience, targeting, bidding e programmazione. 

A questo livello andiamo a fare il set up del budget e qui, per l’appunto, ci “scontriamo” con il nuovo metodo di ottimizzazione, la Campaign Budget Optimization o CBO.

3. Creatività

A questo livello andiamo a definire invece le immagini e il testo (ma anche i video) che andremo a presentare ai nostri potenziali utenti. Più creatività risiedono dentro un gruppo d’inserzione, più possibilità di ottimizzazione granulare avremo.

Come spiegato, il budget risiede a livello gruppo d’inserzione, non a livello campagna o creatività. 

Come Ottenere il Massimo dalla propria Campagna con Facebook CBO

Quanto spiegato fino a ora è quello che accade in Facebook senza l’implementazione di Facebook Campaign Budget Optimization.

Ma… Qual è invece il “segreto” per ottenere il massimo da CBO? 

1. Pianifica per un Periodo di Apprendimento 

Come sappiamo, ogni gruppo d’inserzione ha bisogno di un minimo di 50 conversioni per essere considerato “stabile” in termini di delivery. Quando si parla della CBO, nella maggior parte dei casi, l’algoritmo richiede tra i 4 e i 7 giorni prima di essere pronto ad aumentare in prestazione. 

2. Assicurati che le Campagne siano suddivise per le varie Fasi del Funnel

Facebook Campaign Budget Optimization funziona al meglio quando le campagne sono divise per “Top of the Funnel o TOFU“, “Middle of the Funnel o MOFU” e “Bottom of the Funnel o BOFU“. 

L’idea naturalmente sarebbe di assegnare in maniera proporzionale più budget ad audience che sono più inclini alla conversione, piuttosto che altre audience nella parte superiore del funnel. 

3. Seleziona un Budget Minimo e Massimo per ogni Gruppo d’Inserzione

Nella sezione “Budget e Programmazione” puoi selezionare questa opzione, cliccando su limiti di spesa dei gruppi d’inserzioni, come mostrato qui di seguito.

Selezionare questi limiti è molto importante poiché la Facebook Campaign Optimization Budget, a volte, può prendere decisioni “estreme”, soprattutto per campagne nuove con pochi dati a disposizione. 

Come Valutare i Risultati con l’Effetto Suddivisione? 

Nella guida di Facebook per la funzione di Campaign Budget Optimization, si stressa che sia importante valutare le performance della campagna guardando al complesso, piuttosto che al singolo gruppo d’inserzione.

Facebook si riferisce a questo fenomeno con il termine “effetto suddivisione“. In pratica, questo significa che ogni audience può generare fino a un massimo di conversioni per un prezzo specifico. Appena l’audience inizia a saturarsi, anche il prezzo inizierà ad aumentare, e quindi buona pratica incrementare la capacità della campagna assegnando più budget ad altre audience. 

L’idea con la Budget Campaign Optimization è che proprio grazie a quest’algoritmo la distribuzione del budget avvenga in maniera automatica assegnata al canale che funziona al meglio, senza doversi necessariamente preoccupare di farlo manualmente. 

Come Prepararsi a Questo Cambiamento? 

Nel caso si fosse stati notificati da Facebook che il proprio conto pubblicitario sarà convertito a CBO da inizio Settembre è importante essere pronti. Al momento del cambiamento, tutte le campagne da noi gestite avranno attiva questa funzione automaticamente.

Quindi sarà importante:

1. Fare più Test possibili con Facebook CBO

Semplice a dirsi ma soprattutto fondamentale da farsi. A questo punto, bisogna provare o su nuove campagne o su quelle esistenti questa funzione per capirne le possibilità e le potenzialità. È importante ricordarsi che ogni gruppo d’inserzione deve avere lo stesso obiettivo.

2. Controllare i Risultati come Spiegato poco fa

Nel caso tu abbia due tipologie di campagne, una su cui è attiva la CBO e l’altra metà in cui non lo è, è fondamentale analizzarne le performance. Settembre è il mese in cui i budget iniziano nuovamente ad aumentare e se non si è avuto modo di testare questa funzione in passato, è bene prendere una decisione nel caso CBO non funzioni bene. Il Q4 è un semestre fondamentale per molte aziende. Fare test senza capirne bene l’obiettivo o cosa si vuole testare, può portare a risultati negativi.

 

In Conclusione

KEY LEARNINGS:

  • Facebook CBO sarà attivo da inizio Settembre
  • Questa funzione ha come obiettivo l’automatizzazione della distribuzione del budget per le varie campagne (come Google UAC)
  • La Campagne Budget Optimization, malgrado simile, non è la stessa cosa dell’ottimizzazione per conversione

SUGGERIMENTI:

  • Mantieni la calma, questa funzione è stata pensata per aiutarti nella gestione delle tue campagne Facebook
  • Se non hai avuto modo di fare un test con questa funzione, provaci prima che i prezzi aumentino nel Q4
  • Considera l’effetto suddivisione per valutare i risultati delle tue campagne

 

I Pionieri del Mobile Marketing: Marco Tracogna – GameDuell

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Marco Tracogna - Mobile Marketing Italia

Per la sezione “I Pionieri del Mobile Marketing” abbiamo incontrato per pranzo a Berlino Marco Tracogna, UA e Monetization Manager di GameDuell

Marco, racconta in breve ai nostri lettori il tuo percorso professionale fino ad arrivare a lavorare per GameDuell a Berlino.

Dopo aver ottenuto la mia laurea in Biotecnologie a Milano, decisi di trasferirmi in Australia, a Melbourne. Inizialmente con l’idea di fare un’esperienza temporanea di qualche mese, finii per rimanere molto più a lungo del previsto.

Nell’arco dei quattro anni e mezzo passati in Australia ho cambiato moltissimi lavori: dal cameriere, al barista, al production assistant per un’azienda di cioccolato vegano per giungere poi a lavorare nel mondo del business, più precisamente vendita e marketing. 

Una volta tornato in Europa, e atterrato a Berlino ho cominciato a lavorare nel mondo del Mobile. Non avevo esperienza diretta nel mondo del performance mobile marketing, ma durante il primo colloquio conoscitivo con Gameduell le mie capacità analitiche (dovute ai miei studi scientifici) si sono rivelate molto utili e mi hanno permesso di ottenere la posizione. E ora, quasi un anno e mezzo dopo qua sono il responsabile per il mobile marketing di GameDuell.

Un ricordo particolare legato al mobile marketing che ha segnato il tuo percorso e che non scorderai mai?

Arrivando da esperienza più focalizzate sul marketing tradizionale per me il mobile marketing è stata una rivelazione! Questo perché mi ha permesso di cominciare a sfruttare a pieno tutta la matematica, l’informatica e la statistica che ho studiato durante l’università. Magari non proprio nel campo delle biotecnologie, ma alla fine analizziamo comunque dati.

Di cosa ti occupi al momento a GameDuell? 

Al momento mi occupo di gestire le strategie per acquisizione di utenti sulle nostre due app, con particolare focus sulla piattaforma iOS. Inoltre abbiamo cominciato da poco a testare nuovi metodi per monetizzare le app, e sto lavorando a stretto contatto con product team per implementare (forse) le pubblicità all’interno dei nostri giochi.

A GameDuell hai ricoperto diversi ruoli nell’ultimo anno e mezzo. Hai iniziato come ASO manager e ora ti occupi sia della parte monetizzazione che acquisizione. Raccontaci un segreto che è applicabile trasversalmente a queste 3 posizioni. 

A mio parere uno dei segreti per avere successo in questa industria, che sia nell’acquisizione o nella monetizzazione, è la capacità di capire e saper leggere quello che i numeri cercano di dirci. Ritengo che tutte (o quasi) le risposte si possano trovare all’interno dei dati fornitici. 

Lavoriamo in un’industria dove la creatività del marketing si è sposata con la scienza dell’informatica e ne è nato il performance marketing, che ci parla solo attraverso numeri e dati e sta a noi imparare a capirlo 🙂

Qual è il tuo canale di user acquisition preferito?

Io sono ancora un gran fan dell’acquisizione organica. Vedere l’aumento dei download in seguito a un semplice cambio di ordine degli screenshots della tua app è sempre una soddisfazione!

E qual è quello più efficace invece in base alla tua esperienza?

Efficace tenderei a dire Google. Io ho sempre avuto ottimi risultati e ottimi utenti. Anche se con la qualità, come sempre anche il prezzo sale. 

Per quanto riguarda la parte monetizzazione invece, quali sono i formati in-gaming che funzionano meglio? Ci sono stati dei cambiamenti in trends negli ultimi anni? 

Risposta difficile da dare. Dipende moltissimo dal prodotto di cui stiamo parlando.

Ciò che può funzionare benissimo per un gioco hyper-casual non funzionerebbe mai per un gioco come il nostro, che ha un passo molto più lento e una durata media delle sessioni molto più alta. Direi che per scegliere il canale giusto la cosa migliore sarebbe analizzare innanzitutto app simili alla propria, e dopodiché testare e interpretare i risultati.

Qual è un insegnamento del passato che ti sei portato dietro negli anni, e che stai usando nel tuo ruolo attuale?

Durante le mie esperienze in Australia ho imparato che mantenere sempre una certa professionalità paga sempre nel lungo termine. Oggigiorno in molte startup o piccole aziende si ha la sensazione di andare a lavoro tra amici. Questo è fantastico e rende il lavoro molto più piacevole, ma bisogna sempre ricordarsi che se ci si interfaccia con l’esterno, con il proprio management o magari con investitori, è importante essere professionali, precisi e non prendere le cose troppo alla leggera.

Cosa ti aspetti d’imparare invece in questo nuovo anno?

Spero d’imparare tutto quello che c’è da sapere su Facebook CBO onestamente. Sembra sia il primo passo (e anche un gran bel passo se devo dare la mia opinione) verso l’automazione di Facebook. Così come Google ha fatto l’anno scorso con l’introduzione di UAC.

Qual è la skills numero uno più importante che i mobile marketers dovrebbero imparare per emergere nell’industria? Perché la reputi così importante?

Probabilmente a questo punto l’avrete già indovinata, ma a mio parere la skill più importante da avere sono le così dette “analytical skills”. Come dicevo prima il mobile marketing si basa solamente su numeri e dati, ed è essenziale saper utilizzare excel, avere una buona base di matematica e statistica per essere in grado di analizzare i risultati e creare report qualora fosse necessario prima di agire, e dopo aver agito per capire se ci sono stati miglioramenti o peggioramenti.

3 consigli per i giovani che intraprendono adesso una carriera nel mobile marketing?

  1. Tenetevi sempre informati! I software e le tecnologie evolvono alla velocità della luce in questo ambiente
  2. Disinstallate tutti gli ad-block che avete e cercate di guardare sempre e con occhio oggettivo le pubblicità là fuori!
  3. Non abbiate paura di sperimentare. È un mondo ancora abbastanza giovane e in continua evoluzione, quindi spesso un’idea originale vale più di un budget a 6 zeri!

 

Grazie mille a Marco Tracogna per il suo tempo e per  gli interessantissimi spunti condivisi in quest’intervista! 

I Pionieri del Mobile Marketing: Gabriella Bartolotta – Zalando

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Gabriella Bartolotta Zalando

Per la sezione “I Pionieri del Mobile Marketing” abbiamo incontrato per uno spritz a Berlino Gabriella Bartolotta, Online Marketing Manager di Zalando e Rocket Internet tra le altre. 

Gabriella, racconta in breve ai nostri lettori il tuo percorso professionale fino ad arrivare a lavorare per Zalando.

Dopo la laurea magistrale in economia aziendale e un dottorato nello stesso settore disciplinare, avevo una grande voglia di mettermi alla prova nel mondo delle imprese e, dopo una breve esperienza nel settore agroalimentare come responsabile qualità (?! – sì lo so, non c’entra nulla con il marketing e infatti è durata poco!), a novembre 2012 sono arrivata a Berlino. Ho deciso di provare a cercare lavoro qui perché per il settore internet e il mondo delle start up questo sembrava proprio “the place to be”.

E in effetti mi sono bastate tre settimane per trovare il mio primo lavoro come stagista in Online Marketing presso Payleven – venture di Rocket Internet, ovvero uno degli incubatori di start up più dinamici a livello europeo. Ricordo la felicità allo stato puro e l’incredulità per la velocità con cui tutto si è avverato: colloquio con HR, team lead, CMO, nonché il contratto firmato…tutto nella stessa mattinata! Così è iniziata la mia avventura, pensando: “ok, per i prossimi sei mesi vivrò a Berlino, poi si vedrà”…e sono passati quasi 7 anni! Dopo Payleven passai a un altro progetto di Rocket Internet che era in fase molto iniziale (eravamo circa una decina quando sono arrivata io), che è diventato poi Lamudi e anche questa è stata un’esperienza molto intensa! Ho avuto l’opportunità di imparare tantissimo di Search Engine Marketing nelle più disparate lingue, come il burmese, e di Facebook Advertising (canale che utilizzo come inserzionista dagli albori, ovvero quando ancora con le campagne si potevano solo accumulare like per le pagine).

A fine 2014 ho deciso di prendermi una pausa per studiare un po’ il tedesco…per poi ricominciare a lavorare, stavolta presso Zalando, a ottobre 2015.

Un ricordo particolare legato al mobile marketing che ha segnato il tuo percorso e che non scorderai mai?

La soddisfazione di essere tra i primi advertiser in Europa ad avere testato Snapchat come canale di user acquisition con campagne mobile app install. Era l’estate del 2017 e la piattaforma “self serve” era ancora molto indietro e meno sofisticata quanto a funzioni e flessibilità rispetto ai grandi del settore come Facebook (e tutte le soluzioni per gestire campagne in scala offerte dai Facebook Marketing Partners) o Google. Però in compenso era stata la prima a metter sù un publisher tool (Snap Publisher) per editare e rifinire video (con call to actions e effetti grafici vari) da utilizzare poi come annunci.

Di cosa ti occupi al momento a Zalando?

A Zalando la dinamicità e l’innovazione sono connaturati nel DNA dell’azienda: durante questi anni ho avuto la possibilità di conoscere e collaborare per tanti nuovi progetti sviluppati come emerging businesses al suo interno.

Nella mia ultima e attuale posizione mi occupo della gestione strategica e operativa dei canali display (tutto ciò che ha a che fare con visual creatives) sulle piattaforme principali (Facebook e Google) per Zalon, un servizio di curated shopping online presente in diversi paesi europei. Il nostro cliente compila un questionario indicando misure, esigenze, budget; quindi uno stilista in carne ed ossa prende in carico la sua richiesta mettendo insieme un paio di proposte di outfit, in un box che sarà spedito comodamente a casa. Alla fine il cliente paga solo gli articoli che ha deciso di tenere: servizio di stile, consegna e reso sono gratuiti. Gli articoli fanno ovviamente parte del catalogo di Zalando, che obiettivamente è vastissimo e perciò può risultare a volte dispersivo.

Quali sono i vantaggi di lavorare in una “grande startup” come Zalando in termini di learnings e condivisione della conoscenza?

Quotata in borsa e con più di 15000 dipendenti, definire Zalando una start up a parer mio è ormai un po’ una forzatura. Io la vedo più come una grande azienda tech, ma come accennavo prima, nella sua natura restano alcuni dei tratti tipici di una start up: il focus sull’innovazione, da cui consegue che tutto venga periodicamente rimesso in discussione; il mix di culture e nazionalità; l’età media piuttosto bassa (soprattutto rispetto a quella delle grandi corporations tedesche o italiane). Si ha la possibilità di imparare da persone molto esperte nel loro settore con curriculum super interessanti alle spalle e comunque sempre molto alla mano, di scambiare e mettere in atto le proprie idee…Direi che sono questi gli ingredienti principali che rendono molto attrattiva e produttiva l’esperienza come impiegato da Zalando.

Qual è il tuo canale di user acquisition preferito?

Negli ultimi anni mi sono specializzata in Facebook advertising: nonostante gli scandali e le normative più stringenti in ambito di protezione della privacy (vedi GDPR e probabilmente la futura approvazione della legge sulla e-privacy), Facebook offre agli inserzionisti strumenti di targeting ancora molto potenti e mirati. Lo prediligo perché nella maggior parte dei casi è il canale di paid marketing che aiuta i business models più disparati a raggiungere i propri obiettivi nelle diverse fasi di ciclo di vita dell’azienda. (Leggi anche: “Ottimizzazione inserzioni Facebook: come scegliere i giusti parametri“)

E qual è quello più efficace invece in base alla tua esperienza?

Eheh… questa è una domanda a cui non si può dare risposta univoca, l’efficacia del canale dipende da molteplici fattori, da quelli più strategici (chi è il mio target?) a quelli più operativi (ottimizzazione creatives, budgets e bids, per esempio), dal modello di business e così via…

Qual è un insegnamento del passato che ti sei portata dietro negli anni, e che stai usando nel tuo ruolo attuale?

L’analisi della performance delle proprie campagne è un aspetto fondamentale di questo lavoro, sia per l’ottimizzazione continua, sia per cogliere i segnali e indagare le cause di alcuni trend (es. perché il conversion rate di un evento importante sul sito o sull’app sta diminuendo o aumentando?). Negli anni ho imparato a lavorare con Excel e creare report in maniera completamente autonoma, anche unendo fonti di dati diverse (con PowerPivot). Questo è un asset che una volta sviluppato applichi in ogni contesto e ti da grande flessibilità. 

Cosa ti aspetti di imparare invece in questo nuovo anno?

I nostri ruoli sono sempre più interconnessi con lo sviluppo di features che richiedono coding skills. A Zalando la tendenza ad automatizzare il più possibile i processi manuali è evidente e avere nel marketing team sviluppatori front e back end, oltre ai data analysts, è la regola. Mi aspetto di imparare sempre di più in questo ambito, decisamente più “tech-oriented”.

Gabriella Bartolotta Zalando

Quali sono i tuoi KPIs chiari per definire il successo delle attività di User Acquisition per l’anno che viene?

Acquisire nuovi utenti è importante ma è altrettanto fondamentale monitorare il tasso di retention delle varie cohort acquisite nel tempo. In questo senso i tipici KPis di riferimento sono il retention rate, da cui si evince il c.d. churn rate: questo ci da una misura di quanto sforzo occorre per alimentare la nostra user base, e di conseguenza quantificare più concretamente gli investimenti. Oltre ad ottenere una dimensione di costo (quindi tutti i CPA lungo il funnel) è complesso (a seconda della lunghezza del buying cycle) ma altrettanto importante capire che valore abbiano gli utenti che acquisiamo, perciò le mie ulteriori KPIs di riferimento per me sono il Lifetime Value e il ROAS degli utenti acquisiti.

Quali sono le difficoltà maggiori che un marketer incontra ad oggi quando deve promuovere una app mobile?

Beh, ce ne sono tante! Individuare il giusto marketing mix, riuscire ad essere “al posto giusto nel momento giusto” quando nasce la curiosità o il bisogno, l’attenzione ridotta dell’utente che contemporaneamente fruisce di più contenuti cross-device…solo per citarne alcune. Senza contare che raggiungere gli obiettivi del proprio business, che sia lead generation oppure vendite, dipende molto dalla complessiva esperienza dell’user, quanto sia facile e intuitiva l’app (o il sito, se sia responsive in base al device che viene utilizzato o se si utilizzino le AMP – accelerated mobile pages), che quindi esula il campo di azione e responsabilità del marketing per sconfinare in quello del prodotto. Inoltre si riscontrano difficoltà nel fare comprendere questi aspetti ai propri stakeholders, che molto spesso non hanno esperienza diretta di marketing ma ai quali dobbiamo rendere conto dell’efficienza ed efficacia del nostro operato.

Qual è la skills numero uno più importante che i mobile marketers dovrebbero imparare per emergere nell’industria? Perché la reputi così importante?

Restare sempre aggiornati e imparare con approccio data driven, cioè testando ogni ipotesi. È fondamentale aggiornarsi per conoscere le novità e le opportunità di innovare il proprio modo di fare marketing. Gli A/B test poi devono essere lo strumento per capire se una cosa funzioni o meno, il prendere decisioni dovrebbe essere sempre meno guidato dal proprio istinto ma piuttosto da dati significativi.

3 consigli per i giovani che intraprendono adesso una carriera nel mobile marketing?

  1. Attitudine. Buttarsi, magari sbagliando, ma con attitudine proattiva per imparare velocemente dagli errori;
  2. Networking. Attorniarsi (possibilmente!) di stimoli positivi: persone che reputiamo in gamba, brave, che possano insegnarci qualcosa e servire da incentivo per migliorarci continuamente e imparare cose nuove;
  3. Passione. Senza un genuino interesse verso questo mondo la strada può risultare più in salita (ma questo vale per ogni lavoro!), quindi fare ogni tanto un po’ di self-reflection aiuta a capire se si è sulla strada giusta. 

Grazie mille a Gabriella Bartolotta per il suo tempo e per  gli interessantissimi spunti!

Startups Nel Mobile: RoomMate

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RoomMate

Per la  nostra nuova sezione dedicata alle startups Italiane che operano nel settore mobile, abbiamo incontrato Mattia e Matteo, founders di RoomMate, che ci hanno raccontato un po’ la loro esperienza e che cosa fanno. 

Ciao ragazzi, iniziamo con qualcosa di semplice per dare un’idea ai nostri lettori di cosa fate, qual è l’ “elevator pitch” di RoomMate?

RoomMate semplifica il rapporto tra inquilino e proprietario fornendo strumenti per una più efficace gestione del rapporto quotidiano tra questi due attori.

RoomMate si occupa di un problema interessante di cui molti, specialmente durante la vita universitaria, si sono trovati ad affrontare. Siamo curiosi di sapere un po’ meglio la storia che ha portato alla sua ideazione e sviluppo. 

RoomMate è nata dalle nostre dirette esperienze di problemi di convivenza. Abbiamo cominciato a sviluppare l’app basandoci sulla nostra vita di tutti i giorni, come anche su quella dei nostri amici più stretti (che si sono poi dimostrati i primi utilizzatori dell’app). E’ partito tutto per gioco, abbiamo capito che stavamo veramente risolvendo un problema quando si è cominciata a spargere la voce e amici di amici hanno cominciato a chiederci di poter avere l’app

RoomMate è un prodotto esclusivamente mobile, perché? 

Il prodotto è esclusivamente mobile in quanto ci riferiamo a un target prettamente giovanile e “born-digital”. Sviluppare una soluzione Web della nostra app sarebbe stato non solo davvero dispendioso in termini di tempo e denaro, ma non avrebbe nemmeno avuto ricadute positive sull’utilizzo giornaliero della nostra soluzione.

Tuttavia, oggi stiamo sviluppando una soluzione Web per il proprietario di casa. Questa dashboard servirà non solo a rendere più efficiente la gestione degli immobili, ma soprattutto per avere una finestra di comunicazione diretta con i rispettivi inquilini.

A chi si rivolge la vostra applicazione mobile?

La nostra applicazione mobile si rivolge a chiunque condivida un appartamento. I nostri target principali sono formati da persone che stanno vivendo la loro esperienza universitaria come anche professionisti che, vivendo in città metropolitane, si vedono costretti a dover condividere un appartamento a causa dei costi della vita alti.

Quali sono stati gli ostacoli che avete dovuto affrontare dal punto di vista prodotto nel fase pre-lancio? 

Uno dei maggiori ostacoli è stato capire il momento giusto per lanciare il nostro prodotto. Non solo noi abbiamo un forte fattore di stagionalità, ma abbiamo dovuto anche capire bene quale fosse quel minimo set di funzioni che potesse davvero aggiungere valore al nostro target.

Quindi, abbiamo deciso di lanciare a Settembre, periodo molto caldo della vita universitaria, con l’app sia Android sia iOS con le funzioni minime necessarie per poter risultare utili ai nostri utenti.

E invece, da un punto di vista marketing, a che canali vi siete appoggiati per iniziare a creare la vostra utenza base? 

Inizialmente abbiamo effettuato del volantinaggio. L’abbiamo fatto manualmente: noi founders siamo infatti scesi nelle piazze di Bologna per promuovere la nostra soluzione. Questa iniziativa ci è servita non solo per acquisire i nostri primi utenti, ma soprattutto per capire al meglio le esigenze della nostra utenza potenziale per poi sviluppare un prodotto cucito sulle stesse.

Che ruolo hanno giocato i vostri utenti nel migliorare l’applicazione mobile di RoomMate? 

Avere l’utente al centro è, in una parola, fondamentale. In RoomMate, teniamo i nostri utenti attivi periodicamente in maniere diverse: con dei questionari, organizzando dei meetup e in ogni caso tenendo una comunicazione attiva con gli stessi utilizzando il canale dei feedback.

In una frase, sono loro che ci danno la direzione dello sviluppo.

Avete un modo per controllarne il feedback (a parte le reviews sugli App Stores) e con quali criteri implementate questi suggerimenti? 

Abbiamo diversi canali attraverso quale gestiamo i feedback. Periodicamente, raccogliamo tutti i feedback arrivati in un determinato periodo e ci sediamo a un tavolo per esaminarne i trend. All’occorrenza, e se possibile, ricontattiamo le persone che ci hanno lasciato i feedback più validi per chiedere approfondimenti.

Non nascondo che il filtro dei feedback sia un aspetto complicato: in RoomMate, dopo aver fatto una prima cernita, il team decide quali feedback siano da implementare subito, quali da mettere in pipeline e quali su cui effettuare una rivalutazione più avanti.

Se poteste tornare indietro, al giorno in cui vi siete imbarcati in questa esperienza, cosa fareste diversamente da quello che avete fatto? 

È sempre facile tornare indietro, soprattutto se qualche tipo di esperienza è già stata vissuta. La cosa più grande che probabilmente cambierei sarebbe la nostra velocità.

La velocità di cambiamento e adattamento è una componente chiave in un business come il nostro. Nonostante RoomMate si sia già contraddistinta per il suo ritmo frenetico di rilascio di aggiornamenti basati sui feedback degli utenti, essere ancor più veloci avrebbe contribuito a essere oggi ancora più avanti nello sviluppo.

RoomMate è supportata da investitori esterni. Che ruolo hanno nello sviluppo della vostra azienda e come vi hanno aiutato?

Le persone che hanno creduto in noi non hanno solo investito del denaro, hanno anche attivamente contribuito nella crescita della nostra startup e nella professionalizzazione del team di fondatori. Il loro supporto, in momenti diversi della vita di RoomMate, è stato assolutamente fondamentale e senza esso di sicuro non saremmo dove siamo oggi.

Un ricordo che vi è porterete dentro in futuro grazie a questa esperienza?

Di ricordi ce ne sono tanti, perché in una startup succedono cento nuove cose ogni giorno. Di sicuro, il livello di apprendimento che abbiamo avuto dal lancio di RoomMate non può essere paragonato a nulla di simile. Quindi, il ricordo più bello per il futuro sarà quello di aver ampliato talmente tanto i nostri orizzonti in così poco tempo.

Finiamo con un paio di domande semplici. Che cosa ci dobbiamo aspettare da RoomMate nei prossimi 24 mesi? 

Un sacco di cose. Oggi stiamo sviluppando una soluzione che renda disponibile al proprietario di casa una finestra diretta di comunicazione con i propri inquilini. Abbiamo visto infatti come ci siano evidenti problemi nella gestione di questo rapporto. Di sicuro, da qui a due anni, saremo presenti con la dashboard nei principali mercati di riferimento.

Non solo, l’app già oggi è internazionale, siamo presenti in 80 paesi e in 1800 città. Tutto organicamente, senza spendere nemmeno un euro in marketing. L’app, verrà usata come motore virale di acquisizione dei proprietari di casa, permettendo una crescita esponenziale.

3 consigli che dareste a giovani e non che vogliono iniziare un’avventura come la vostra? 

Per punti:
1. Non abbiate paura d’intraprendere un’avventura di questo tipo ma considerate che come minimo ci vogliono due anni, se siete bravi, per cominciare a vedere i frutti del vostro lavoro.
2. Fate in modo di ampliare il più possibile il vostro network. Sono infatti loro le persone che fanno le startup
3. Non smettete mai d’imparare. Riservate periodi di tempo per la formazione su ambiti anche diversi dalla vostra diretta sfera di competenza.

I Pionieri del Mobile Marketing: Matteo Spiri – Rovio

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Matteo Spiri - Pionieri del mobile marketing

Per la sezioni “I Pionieri del Mobile Marketing” abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata molto interessante con Matteo, Product Manager per uno degli sviluppatori di mobile games più famoso al mondo, Rovio Entertainment. 

Matteo, racconta in breve ai nostri lettori il tuo percorso fino ad arrivare in Finlandia a lavorare per Rovio.

Il 20 Novembre 2010 ero in Italia, studiavo alla facoltà di Economia e, come tanti altri in quel periodo, compravo dall’App Store la mia prima applicazione: Angry Birds

Da allora molte cose sono cambiate: ho completato gli studi, non vivo più nel bel paese, nessuno compra più giochi dall’App Store e l’Italia, finalmente, è prima al mondo nel mobile marketing, ah no scusa…

Io però, dopo la laurea, volevo davvero lavorare nel settore dei videogiochi, dell’intrattenimento interattivo, la categoria mobile, grazie alla transizione di modello di business da “premium” a “free-to-play”, stava crescendo tantissimo, mentre io lavoravo nelle sedi centrali di una società assicurativa leader in Europa, senza internet.

Nel 2016 avevo maturato esperienze anche nel settore IT e finanziario, e decisi di trasferirmi in Finlandia e provare a entrare nel settore videoludico. Nell’area metropolitana di Helsinki si sviluppava e consolidava uno dei cluster economici più interessanti e innovativi per la categoria mobile games, e, dopo tre mesi e qualche colloquio, iniziavo la mia avventura in Rovio.

Un ricordo particolare del passato che ha influenzato la tua scelta di muoverti all’estero e iniziare a concentrarti sul prodotto per un’azienda concentrata solo sul mobile?

Credo di essere sempre stato affascinato da tutto ciò che è Gioco, ludico, e non solo dal punto di vista del consumatore ma anche da quello di chi crea e usa il prodotto ludico come mezzo d’intrattenimento, di comunicazione o “semplicemente” espressione artistica.

Prima di iniziare a lavorare con un prodotto mobile d’intrattenimento, ho partecipato a game jam, hackathon e lan party in tutta Europa. Durante i miei studi universitari di economia, presi anche parte ad un corso di game design che si svolgeva nella facoltà di Scienze della Comunicazione. Fu molto interessante perché per la prima volta trattai direttamente le sfide e obiettivi a cui un game designer è solito porsi nella fase di sviluppo di un gioco, di qualunque forma essa sia: gioco da tavolo, digitale, “urban game”, “serious game”…

Oggi siamo tutti giocatori, non che prima non lo fossimo, ma il telefono è diventato un mezzo immediato da cui accedere a quasi tutti i prodotti e servizi, compreso quello ludico. La categoria mobile infatti, anche nel settore videoludico, da anni, è quella in maggiore crescita.

Di cosa ti occupi al momento a Rovio? 

Matteo SpiriAngry Birds Match” è uno dei giochi free to play, live dello studio puzzle di Rovio, il titolo è stato lanciato al mercato globale nel 2017 e da allora è uno dei giochi chiave della società, io sono il product manager di “Angry Birds Match”.

Il product manager è quella figura all’interno del team di sviluppo di un gioco che si occupa della parte economica del prodotto. Prefissa gli obiettivi finanziari di breve e lungo termine e, insieme al product leader, al producer ed il resto del team, contribuisce in modo attivo al raggiungimento degli stessi.

Un bravo PM riesce a individuare e comunicare in modo chiaro all’interno del team la direzione in cui far crescere il prodotto, quale nuovo sviluppo su di esso prioritizzare e come investire le risorse interne per ottimizzare le performance dello stesso.

La fase del ciclo di vita del prodotto, l’entità del team, la realtà organizzativa interna e gli sviluppi della concorrenza esterna sono tutti fattori dinamici a cui il product manager deve saper reagire e adattare le proprie scelte strategiche per far crescere il prodotto.

Quale delle tue attività giornaliere ha un impatto più importante sulla riuscita di un prodotto di successo? 

  • Individuare le giuste priorità su cui investire significa stimare l’impatto economico (e non solo) che nuove funzionalità avrebbero all’interno del gioco e decidere quali tra esse prioritizzare in fase di sviluppo. Per fare questo non basta essere un bravo PM, bisogna essere appassionati del gioco in cui si lavora ed aver chiara la product vision.

  • Quando una nuova funzionalità è live, mi occupo della sua sperimentazione e ottimizzazione configurativa direttamenta sugli utenti finali. Questa fase permette di analizzare nei dettagli come cambia l’interazione degli utenti con il prodotto, quale impatto la nuova funzionalità abbia all’interno del gioco e fornisce dati utili su come migliorarla ulteriormente.

  • Il genere “Puzzle” della categoria mobile game è quello più competitivo, sicuramente avere una forte comprensione di ciò che sta accadendo sul mercato è fondamentale. Per questo, gioco tanto con i prodotti della concorrenza: è molto utile.

Nel tuo ruolo da product manager per “Angry Birds Match”, come influenzi le decisioni prese nel team marketing per acquisire nuovi utenti o aumentare l’interazione degli stessi? 

L’unità Marketing in Rovio è abbastanza centralizzata: UA specialist ottimizzano campagne di marketing per acquisire continuamente nuovi utenti, producono contenuti di qualità in modo da far distinguere i nostri prodotti sul mercato e ottimizzano la landing page (ASO) per una migliore conversion. 

Insieme al marketing team abbiamo sviluppato negli anni un modello statistico interno capace di prevedere in modo affidabile quanto ogni euro investito in UA risulterà essere remunerativo in futuro. Solo nel primo trimestre del 2019 Rovio è riuscita a spendere € 23.7M in user acquisition, no pressure 🙂 

Per fortuna una grande parte dei download avviene in modo organico; questo è dovuto alla forte proprietà intellettuale posseduta dalla società: il brand “Angry Birds”.

E invece, come ti supporta il team di marketing nelle decisioni di prodotto?

Oggi, nel mio settore, avere un prodotto che sia facilmente “marketable” rappresenta un grande fattore critico di successo. Cambiare la percezione sul mercato di un prodotto in una fase avanzata del suo ciclo di vita è molto difficile, per questo è fondamentale che la collaborazione con il team di marketing avvenga quanto prima possibile. Quando il gioco si trova nella fase di soft launch (quando, cioè, non è ancora rilasciato sul mercato globale) il team di marketing aiuta tantissimo a testare diversi concept di gioco per vedere quale tra essi risulta avere una risonanza maggiore tra gli utenti, quale segmento di mercato risponde meglio al prodotto e quanto bassi CPI (cost per install) si riescono a raggiungere. Avere accesso a queste informazioni in fase iniziale di sviluppo è molto utile, perché permette di reiterare il prodotto abbastanza in fretta o di interromperne lo sviluppo quando necessario.

Angry Birds Match è uno dei tanti successi di Rovio, con milioni di utenti attivi e un rating medio di 4.7 su Google Play e 4.6 su App Store. Come product manager di un’applicazione così tanto usata, quali sono le attività che permettono di mantenere tale successo?  

“Angry Birds Match” oggi è un gioco molto diverso da quello che era quando è stato lanciato.

Due fattori in particolare, credo, abbiano contribuito al suo successo nel tempo: la capacità del team di proporre contenuti sempre originali e di alta qualità e il solido core game su cui è stato sviluppato da sempre il gioco.

Molti aggiornamenti rilasciati negli anni hanno aggiunto nuove funzionalità, aumentato il controllo da parte degli utenti su alcune funzioni all’interno del gioco, cercando sempre però, di mantenere un’esperienza coerente e caratteristica del prodotto originale.

Aggiornare il gioco quando è live è importantissimo. In passato non era così, il gioco si considerava “finito” una volta lanciato sul mercato. Oggi invece è diverso, il prodotto viene lanciato incompleto, non raggiunge mai una forma finita e, studiando l’interazione degli utenti con esso, si cerca di ottimizzarlo in modo da renderlo competitivo per anni.

Qual è un insegnamento del passato che ti sei portato dietro negli anni, e che stai usando nel tuo ruolo attuale?

Non basta essere “ossessionati” dal prodotto, è la visione di esso che più di ogni altra cosa ne determina il successo. Per riuscire a migliorare veramente un prodotto bisogna capirlo fino in fondo ma per far in modo che gli utenti riescano a distinguerlo e preferirlo nel tempo, rispetto ad altri, bisogna avere una visione chiara e condivisa da tutti all’interno del team.

Cosa ti aspetti di imparare invece in questo nuovo anno?

Negli ultimi anni l’acquisizione di utenti per giochi mobile, si è colorata di ogni possibile tonalità e sfumatura. Mi riferisco in particolare ai contenuti creativi marketing (video od immagini) che i reparti marketing, di ogni società operativa nel settore mobile game, hanno prodotto e usato per acquisire nuovi utenti. L’aspetto “innovativo” rispetto alle formule passate è che, in alcuni casi, si è arrivati a promuovere, tramite questi contenuti, un’esperienza di gioco del tutto diversa da quella che il prodotto metteva a disposizione realmente.

Verso la fine del 2018 questa nuova formula, applicata su larga scala da alcune società, è risultata essere vincente, così che, nuovi giochi sono riusciti non solo a emergere ma anche ad affermarsi sul mercato in tempi molto brevi. La loro capacità di crescita era legata ai bassi livelli di CPI (cost per install) che questa nuova tipologia di contenuti marketing permetteva di raggiungere, garantendo così l’acquisizione di nuovi utenti a prezzi molto competitivi.

In questo nuovo anno mi piacerebbe capire in che modo intuizioni simili possano essere sfruttate da strategie di UA per far crescere i giochi del nostro portafoglio e dar spazio a nuove possibilità di crescita.

Nel mondo mobile, si sa, gli utenti hanno pochissima pazienza e se qualcosa non va, trovano un’alternativa in tempi brevissimi. A tal riguardo, quali sono le difficoltà maggiori che incontra un product manager che lavora in questo settore? 

Nel mio settore migliorare qualunque indicatore di retention dell’utente è molto difficile.

Ogni gioco ha un livello naturale di perdita dell’utente nel tempo. Quello che si può fare per diminuire quanto possibile questo valore è cercare di migliorare il prodotto e, con esso, il coinvolgimento da parte dell’utente nel tempo.

Rilasciare frequentemente nuovi contenuti di alta qualità, usare tutorial in modo intelligente per educare gli utenti a nuove funzionalità, eliminare quante più frizioni inutili possibili all’interno del gioco (dalla semplificazione dell’interfaccia grafica alla leggibilità del core game…), sono tutti fattori in grado di influenzare l’esperienza di gioco dell’utente, e quando ottimizzati, migliorare anche la sua retention.

Qual è la skills numero uno più importante che i product managers per mobile dovrebbero imparare per emergere nell’industria? Perché la reputi così importante?

Si dice che lavorare nel settore dei giochi non sia una scienza, questo significa che non è stato ancora scoperta un’unica formula, migliore rispetto alle altre, con la quale sviluppare un prodotto di successo. Ogni team di sviluppo basa la propria strategia di prodotto su presupposizioni e ipotesi che nel tempo dimostrano la propria validità o meno.

La skill numero uno non è né scoprire la formula vincente (spoiler alert! non esiste), né cercare di formulare una strategia di prodotto valida e vincente dall’inizio alla fine del ciclo di vita del prodotto, senza mai cambiarla.

La skill più importante di un product manager è invece la capacità di verificare e dimostrare in tempi quanto più brevi, con l’impiego di risorse più basso possibile, la validità di un’ipotesi, fornire solide informazioni quantitative e qualitative su cui costruire una strategia dinamica, scalabile e vincente nel tempo.

3 consigli per i giovani che pensano di intraprendere una carriera da product manager nel settore mobile?

Siate curiosi! …e siate critici! Siate curiosi l’ho già detto?