Cos’è l’ATT – App Tracking Transparency di Apple?

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ATT app tracking transparency

A Luglio 2020 il mondo del mobile è stato scosso dal terremoto iOS 14, che ha introdotto – oltre che tanta incertezza – diversi concetti nuovi, come quello di ATT o AppTrackingTransparency.

Cosa è l’ATT – App Tracking Transparency?

A partire dall’aggiornamento iOS 14.5, rilasciato ufficialmente da Apple il 26 Aprile 2021, il consenso degli utenti per il monitoraggio degli annunci sarà gestito attraverso il sistema AppTrackingTransparency (ATT). 

Gli sviluppatori di app saranno quindi tenuti a utilizzare il framework ATT – AppTrackingTransparency se la loro app raccoglie dati sugli utenti e li condivide con terze parti per scopi di monitoraggio attraverso app e siti web.

A partire da iOS 14.5, quindi, l’ATT non consentirà il tracciamento cross-website e cross-app delle app, compreso l’IDFA che non sarà più disponibile a fini di tracking, a meno che l’utente non scelga attivamente di farlo.

Perché l’ATT – App Tracking Transparency è importante?

Con l’introduzione di iOS 14.5 l’ATT è diventato mandatorio per tutte le app mobile iOS, e gli sviluppatori di app, per essere conformi alle linee guida di Apple, dovranno cambiare il loro approccio alla gestione dei consensi degli utenti per l’ad tracking.

Questo significherà tenere il consenso in primo piano quando si progettano le caratteristiche dell’UX per massimizzare l’opt-in dell’utente e garantire che gli utenti siano informati.

Le conseguenze dell’ATT

Secondo i primi test, gli utenti che accetteranno di essere “tracciati” saranno in una percentuale dal 10% al 30%. Questo fattore avrà ripercussioni sull’attribuzione della acquisizione utenti a pagamento, in quanto gli MMP non saranno più in grado di utilizzare gli IDFA per attribuire le conversioni ai vari Facebook, TikTok e agli altri canali per quanto riguarda gli utenti che non abbiano accettato espressamente di essere tracciati.

Gli IDFA non potranno più essere utilizzati nemmeno per le campagne di retargeting, e per creare liste specifiche di utenti come ad esempio i Look-a-like. I nuovi modelli di attribuzione si baseranno per le campagne iOS, si baseranno direttamente sullo SKAdNetwork di Apple.

Di seguito, alcuni link utili per sopravvivere al terremoto iOS 14

 

Cos’è lo SKAdNetwork di Apple?

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skadnetwork

Con l’annuncio di iOS 14 e la conseguente introduzione del tanto discusso ”App Tracking Transparency Framework” da parte di Apple durante il WDC 2020, oltre al grande scalpore e alla preoccupazione tra gli addetti ai lavori del mobile marketing che sono seguiti, è venuto alla ribalta il concetto di SKAdNetwork.

Cos’è lo SKAdNetwork?

Lo SKAdNetwork è un framework di Apple, introdotto per la prima volta nel 2018, per attribuire le impressioni e i click alle installazioni delle app su iOS, mantenendo allo stesso tempo il totale rispetto della privacy degli utenti.

Tale framework prevede un approccio, diverso alla misurazione delle campagne, in cui i dati a livello di utente non sono disponibili, a causa della riduzione dell’accesso degli sviluppatori all’IDFA.

In conclusione, lo SKAdNetwork è un metodo aggregato per misurare l’attribuzione delle campagne pubblicitarie mobili per le app iOS. SK sta per StoreKit, il framework di Apple per gli sviluppatori per interagire con l’App Store e gli acquisti in-app.

Il framework coinvolge tre entità principali:

  1. La rete pubblicitaria che mostra l’annuncio
  2. L’app che pubblica (dove viene visualizzato l’annuncio)
  3. L’app pubblicizzata

Perché lo SKAdNetwork è importante?

Con il rilascio di iOS 14.5 lo SKAdNetwork sarà l’unico modo per ricevere l’attribuzione delle campagne pubblicitarie su iOS. Le reti pubblicitarie devono registrarsi con Apple, e gli sviluppatori devono lavorare per garantire che le loro applicazioni siano compatibili con il framework. 

Gli sviluppatori di app mobile che vogliono promuovere le proprie applicazioni sui vari network pubblicitari, che siano essi Facebook, Google, dovranno quindi implementare lo SKAdNetwork sulle proprie app. Le impostazioni di attribuzione dello SKAd possono essere definite direttamente sulla piattaforma pubblicitaria, oppure tramite un MMP o Mobile Measuremenent Partner come Adjust o Appsflyer.

Tuttavia lo SKAdNetwork pone alcune sfide per i metodi che i marketer mobili utilizzano attualmente, come per esempio il limite di campagne che ogni advertiser può condurre contemporaneamente per la stessa piattaforma pubblicitaria.

Come funziona lo SKAdNetwork?

Essenzialmente, funziona come un piccolo giardino recintato. Il processo di attribuzione avviene all’interno dell’App Store prima di essere verificato sui server di Apple. Da lì, i dati vengono ripuliti da tutto ciò che potrebbe compromettere l’identità di una persona prima di essere condivisi con le reti pubblicitarie per l’accesso dei dirigenti pubblicitari. Le limitazioni in termini di tracciamento sono intenzionali da parte di Apple.

Apple iOS 14 Attribution
Fonte Singular

Quando un annuncio viene cliccato e lo store viene aperto, l’app di pubblicazione e la rete gli forniscono alcune informazioni di base relative alla rete, all’editore e all’ID della campagna. L’App Store invierà quindi una notifica di conversione riuscita alla rete e riporterà i valori allegati insieme a un valore di conversione che può essere riportato dall’app pubblicizzata.

Tale notifica sarà inviata almeno 24 ore dopo il primo lancio e sarà priva di qualsiasi informazione di identificazione del dispositivo o dell’utente. Inoltre, l’App Store conduce il processo in modo che l’app pubblicizzata non abbia alcuna conoscenza dell’annuncio originale e dell’editore.  In questo modo, la rete riceve un attestato che l’installazione è avvenuta, senza legare l’installazione a un utente specifico, preservando così la privacy.

Lo SKAdNetwork e i misteri legati al futuro

Tra ritardi e cambiamenti continui, il futuro del tracciamento delle campagne pubblicitarie per applicazioni mobile sembra sempre più incerto. A fine Marzo 2021, Apple non ha ancora annunciato una data ufficiale per il rilascio di iOS 14.5 e la definitiva deprecazione degli IDFA.

Il nostro consiglio di rimanere sempre aggiornati seguendo tutte le direttive di Apple in relazione all’implementazione dell’ATT e dello SKAdNetwork, in modo da non trovarsi impreparati quando il tutto diventerà realtà.


Leggi l’Infografica iOS 14: 6 Cose da sapere assolutamente e iscriviti alla nostra newsletter per rimanere aggiornato su tutte le novità in tema di iOS 14.


Hai bisogno di aiuto per il setup dello SKAdNetwork nella tua app mobile e delle campagne iOS 14? Contattaci subito e sapremo offrirti la guida necessaria tramite REPLUG, la nostra agenzia di Mobile Marketing certificata iOS 14.

 

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Cos’è l’Ad fatigue?

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Ad fatigue

Ti sembra che i tuoi annunci non stiano portando i risultati di prima? Se è così, è possibile che tu (e il tuo pubblico di riferimento) stiate sperimentando l’Ad fatigue. Fortunatamente, ci sono semplici rimedi per aiutarti a combattere questo problema e ottenere risultati migliori.

Quindi, cos’è l’Ad fatigue e come si può combattere?

Cos’è l’Ad fatigue?

L’Ad fatigue è quando il tuo pubblico vede i tuoi annunci così spesso che perde interesse e smette di interagire con i tuoi annunci. Quando si verifica l’Ad fatigue, il tuo click-through rate (CTR) scende man mano che la frequenza aumenta. Di conseguenza, la tua campagna diventa meno efficace e non vedi un grande ritorno sull’investimento (ROI).

Come evitarla?

Se sei preoccupato che la tua campagna pubblicitaria stia soffrendo di Ad fatigue, eccoti alcuni consigli per evitarla!

1. Controlla la tua campagna pubblicitaria
Il primo passo per combattere l’ad fatigue è monitorare la tua campagna pubblicitaria per vedere come il tuo pubblico interagisce con i tuoi contenuti. Quando osservi regolarmente i tuoi annunci, puoi vedere quando il coinvolgimento del pubblico inizia a diminuire.

Per monitorare la tua campagna pubblicitaria, è importante osservare due metriche: la frequenza e il CTR. La frequenza è il numero medio di volte che le persone vedono il tuo annuncio. Se il tuo pubblico inizia a vedere il tuo annuncio quasi dieci volte, lo vede troppo frequentemente. Il CTR è il numero di volte che la gente clicca sul tuo annuncio diviso per il numero di impressioni.
Monitorando la tua campagna pubblicitaria, puoi individuare l’affaticamento degli annunci più velocemente e modificare la tua campagna per ottenere risultati migliori.

2. Crea più annunci e falli a rotazione
Creare diverse versioni del tuo annuncio ti permette di fornire lo stesso contenuto in un modo nuovo. Mantiene la freschezza della tua Ad per il pubblico perché ogni annuncio apparirà diverso.
Una volta che hai creato diverse versioni della tua Ad, mostrale a rotazione. Questo meccanismo, oltre che a dare un’impressione di continua novità, permette anche di capire quali Ads sono sottoperformanti in modo da poterle sostituire.

3. Cambia i colori del tuo annuncio
Se non vuoi creare più annunci, puoi prendere provvedimenti per migliorare quello che hai già creato. Il primo trucco è cambiare i colori del tuo annuncio. A volte, tutto ciò che serve è fare piccoli cambiamenti di colore per dare al tuo annuncio un look fresco!

4. Prova a usare una diversa Call To Action (CTA)
La Call to Action è sempre una componente critica delle Ads. Invoglia il tuo pubblico a cliccare e fare il passo successivo. Se stai sperimentando l’Ad Fatigue, potresti aver bisogno di cambiare la tua CTA per far sì che più persone compiano l’azione.

5. Cambia il formato dell’annuncio
Il formato del tuo annuncio potrebbe non fornire informazioni nel miglior modo possibile per il tuo pubblico. Combatti l’Ad Fatigue cambiando il formato della tua Ad, ricordandoti sempre di adattarlo alla piattaforma in cui viene mostrata.

Cos’è la Attribuzione delle Ad Revenue?

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Attribuzione delle Ad Revenue

 

I sistemi di tracciamento, anche detti MMP, e l’attribuzione mobile giocano un ruolo fondamentale per gestire diversi canali di acquisizione, e capire come si comportano gli utenti nella propria applicazione mobile. La Ad Revenue Attribution è vitale per ottenere un quadro più accurato e completo del LTV della base di utenti di un’app.

Data la sua importanza in termini sia di entrate che di tracciamento degli utenti, diventa fondamentale nel mondo del Mobile Marketing capire come funziona la Attribuzione delle revenue in-app e di cosa si tratta.

Di seguito spieghiamo quindi in parole semplici cos’è una Attribuzione delle Ad Revenue.

Cos’è la Attribuzione delle Ad Revenue?

L’attribuzione delle Ad Revenue è un prezioso strumento di marketing che permette agli sviluppatori di app (cioè agli editor) di misurare facilmente i flussi di entrate dagli annunci in-app. Possono sapere con precisione quali utenti stanno cliccando sui loro annunci e da dove provengono. Questo consente agli sviluppatori di replicare questi utenti di alto valore per poi aumentare i loro sforzi di monetizzazione degli annunci in corso.

Perchè l’Attribuzione delle Ad Revenue è importante?

L’attribuzione delle entrate pubblicitarie in-ad offre una serie di ricche opportunità per le app e l’ecosistema del mobile in generale:

L’acquisizione degli utenti viene migliorata dall’Attribuzione delle Ad Revenue grazie a un migliore LTV e a calcoli del ROAS (Return On Ad Spend) più accurati. Migliori intuizioni di LTV e ROAS migliorano il targeting e l’ottimizzazione delle campagne UA (User Aquisition).
I team di marketing e di prodotto ottengono intuizioni utili sui loro flussi di utenti, sulle personas e sulle fonti di reddito. Con un facile accesso a entrambi i canali di entrate dirette, come il valore di acquisto dell’app, il valore di acquisto in-app e il valore di abbonamento in-app, insieme ai dati di coinvolgimento e gli approfondimenti sulle entrate pubblicitarie in un unico dashboard, i team di prodotto e di marketing possono condurre analisi del ciclo di vita del cliente e del customer journey, portando a personas di clienti più informati e a ottimizzazioni più redditizie.
Anche le reti pubblicitarie e i finanziatori beneficiano immensamente grazie alla Attribuzione delle Ad Revenue. Attribuendo specifici ricavi in-app alle campagne di marketing a pagamento, gli inserzionisti ottengono gli approfondimenti di cui hanno bisogno per investire ulteriormente nei giusti canali media a pagamento.

Cos’è un A/B testing?

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A/B testing

Per migliorare le performance sia di prodotto ma anche di campagne di acquisizione è fondamentale fare dei test e valutarne i risultati, prima di implementare i cambiamenti su larga scala. Nel marketing a performance, e soprattutto nel mobile marketing, testare nuove idee e ipotesi con A/B testing continui è alla base di una crescita nel lungo termine efficiente. 

Qui di seguito vediamo cos’è l’A/B testing e perché è importante. 

Cos’è un A/B testing? 

Per A/B testing si intende una tipologia di test in cui gli utenti sono divisi in gruppi (varianti) e a ognuno di questi gruppi si presenta un’esperienza diversa (sia a livello di inserzione o esperienza in-app). 

Affinché il test sia significativo, bisogna però mantenere un gruppo di utenti costante, cioè presentare loro l’esperienza standard. Per questo motivo, gli utenti, solitamente sono divisi in 2 gruppi (A/B):

Gruppo A: utenti a cui è presentata l’esperienza standard, detto anche gruppo di controllo. 

Gruppo B: utenti a cui è presentata l’esperienza alternativa, detto anche gruppo variante. 

Il periodo del test è deciso a priori e una volta concluso, si paragonano i risultati (metriche, KPIs e obiettivi) per stabilire il cosiddetto vincitore. 

Perché è importante fare A/B test? 

L’A/B testing nel mobile marketing può testare o il cambiamento di una singola variabile o di multiple. Nel caso si decida di fare un test in cui diverse variabili dell’esperienza utente o inserzioni sono cambiate, bisogna stare molto attenti, poiché sarà complicato identificare il fattore determinante di un vincitore o perdente. 

Introdurre dei processi di A/B testing per valutare il cambiamento di esperienze utente in-app o di messaggio pubblicitario è senza dubbi efficace, poiché ci permette di sperimentare senza dover fare un rilascio completo della nostra idea all’audience completa. 

Cosa dobbiamo considerare per effettuare A/B testing in modo corretto? 

Al fine di condurre attività di A/B testing in modo corretto e che ci diano spunti che possiamo implementare, dobbiamo tener conto di alcuni punti fondamentali: 

  • Testare tutto, ma proprio tutto, dal messaggio di una campagna al colore di una CTA, o a come si presenta un messaggio in-app.
  • Usare molteplici variabili, in questo modo potremo testare tutti i possibili scenari, al fine di avere un quadro completo.
  • Utilizzare la segmentazione e il targeting in modo appropriato, così da definire al meglio il modo in cui i diversi gruppi di utenti reagiscono.
  • Tracciare tutte le metriche importanti tramite un sistema di analytics che sia robusto ed efficiente.

 

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Cos’è l’Header Bidding?

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Cos'è l'header bidding

Sebbene l’industria della pubblicità nel digitale si sia sviluppata negli anni per semplificare la gestione delle varie attività, c’è ancora tanta inefficienza nelle modalità di operazione. La pubblicità in programmatic doveva essere la risposta a queste inefficienze, portando automazione nella gestione degli spazi pubblicitari. In realtà, c’è ancora bisogno di tanto lavoro manuale dietro le quinte per connettere gli inserzionisti ai publisher.

Dalla necessità di aumentare i ricavi con la pubblicità mostrata (non solo in-app), l’header bidding è una nuova tecnologia che ottimizza l’inventario pubblicitario di un editore per ottenere guadagni maggiori. Sebbene fosse in circolazione da un po’ di tempo, l’adozione sta aumentando soprattutto in tempi recenti, grazie a nuovi prodotti sviluppati dai vari publisher con l’idea per l’appunto di aumentare il valore del traffico web e in-app.

In questo articolo scopriamo insieme cos’è l’header bidding e perché è importante.

Cos’è l’Header Bidding?

L’header bidding, anche noto come advance bidding o pre-bidding, è una tecnica avanzata utilizzata nel programmatic, in cui gli editori offrono il proprio inventario pubblicitario (web e in-app) a più Ad Exchange contemporaneamente, prima di effettuare chiamate ai loro ad server (o server pubblicitari).

L’idea è che permettendo a più inserzionisti di “biddare” (o fare offerte) sul loro inventario pubblicitario allo stesso tempo, le applicazioni mobile ed editori web aumentano il loro rendimento e, di conseguenza, anche i loro ricavi.

Sebbene possa sembrare complicato, è sicuramente un modo migliore (nonché trasparente) di ottimizzare il proprio inventario pubblicitario, rispetto alla tecnologia attuale.

Infatti al momento, i publisher sia mobile che web, per la maggior parte, offrono il loro traffico in maniera programmatica con il sistema a waterfall (o a cascata).

Con il sistema a waterfall, gli editori aprono il loro inventario pubblicitario (o ad impression) in un solo canale di vendita, e se gli inserzionisti lì presenti non le comprano, queste impression “scorrono” verso altri canali di valore minore più in basso nella cascata, fino a quando qualche inserzionista non fa un’offerta per quello spazio pubblicitario.

Il sistema funziona, ma è altamente frammentato e inefficiente. In più, gli editori si lamentano di perdere potenziali ricavi con questa modalità di vendita, poiché alcune ad impression non sono vendute.

Che cosa ci guadagnano i publisher con l’header bidding?

Il più grande vantaggio che l’header bidding offre agli editori è un maggiore rendimento sul loro inventario pubblicitario.

Secondo alcuni dati, l’aggiunta di una sola fonte di header bid può aumentare il guadagno del 10%. Inoltre, combinando il loro inventario pubblicitario in un’unica supply lato server, le applicazioni mobile possono vendere l’inventario per ad impression, dando loro più trasparenza sul valore effettivo di queste.

Ma quindi a cosa servono le SSP?

Originariamente le SSP (o supply side platform) erano quel pezzo di tecnologia nel panorama programmatic che dovevano risolvere l’inefficienza della compravendita degli spazi pubblicitari.

Il problema con le SSP è che dietro ognuna di queste c’è un’azienda che compete con altre aziende che offrono la stessa tecnologia. Questa competizione, nel tempo, ha portato a una frammentazione della richiesta da parte degli inserzionisti, rendendo il processo inefficiente per le attività di monetizzazione.

App-Header Bidding?

Fino a questo punto abbiamo spiegato l’header bidding come una soluzione identica per il web e per il mobile. In realtà però, nelle applicazioni mobile, non esiste un “header”, quindi a livello tecnico l’implementazione di questa tecnologia è un po’ diversa, ma il funzionamento è molto simile.

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Cos’è il CPM (Costo-per-Mille)?

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Cos'è il CPM

Nel mobile marketing è fondamentale comprendere al meglio tutte le metriche di costi di acquisizione che si utilizzano nella pianificazione media. In questo articolo vediamo cos’è il CPM o costo-per-mille.

Cos’è il CPM (Costo-per-Mille)?

Il modello di Costo per Mille o CPM si riferisce al costo di acquisizione di mille ad impression nella compravendita di pubblicità online. Questo modello di pagamento è in contrapposizione ad altri modelli più utilizzati nel settore di marketing a performance, come il CPC (costo per click) o CPI (costo per installazione).

Il modello CPM è solitamente utilizzato in due ambiti:

  1. Per l’acquisizione di spazi pubblicitari video o in formato branding
  2. Per la monetizzazione di spazi pubblicitari in-app

Solitamente in un contesto di pubblicità a performance il modello CPM è utilizzato prevalentemente per comprendere il valore degli spazi acquisiti, ma non come valore di referenza.

Perché è importante conoscere il CPM?

Come anticipato poco fa, il valore monetario delle impression di un posizionamento in-app indica quanto esclusivo o “premium” il traffico proveniente da quell’applicazione possa essere.

Conoscere questo valore ci aiuta a capire, durante le attività di acquisizione a performance, quanto possano costare i vari posizionamenti in-app scelti e quindi giustificare le varie attività di ottimizzazione in base al costo finale di acquisizione.

Sebbene in un contesto performance, il CPM di un posizionamento non sia importante come quello del CPC o del CPI, è fondamentale comprendere che se un publisher non dà visibilità sulle impressions, e quindi neanche sul CPM, c’è più rischio di essere soggetti ad attività fraudolente.

Come si calcola il CPM?

La formula base per calcolare il Costo-per-Mille è la seguente:

CPM = (Spesa Totale Campagna ÷ Numero di ad impressions) x 1000

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Cos’è il Mobile CRM

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MOBILE CRM

Negli ultimi anni, al concetto di mobile user acquisition si è affiancato sempre più autorevolmente quello di user retention, e con esso anche il concetto di mobile CRM e mobile customer engagement.

Cosa è il mobile CRM?

Con il termine mobile CRM – letteralmente mobile customer relationship management – si indicano tutte le attività di comunicazione e di engagement con gli utenti che hanno scaricato un’app, attraverso canali di messaggistica su dispositivi mobili, sia all’interno che all’esterno delle app, mirati all’engagement della base utente con l’app stessa.

Perché il mobile CRM è importante?

Le aziende utilizzano il mobile CRM per offrire esperienze di brand, supportare gli obiettivi di business, come ad esempio stimolare gli utenti a compiere le azioni desiderate (registrazioni, acquisti, etc.) ma soprattutto per costruire preziose relazioni a lungo termine con i clienti. Tramite mirate campagne di mobile CRM, infatti, gli sviluppatori di app possono aumentare i tassi di retention e di conversione, aumentando LTV della propria base utenti

I canali del mobile CRM

A seconda del tipo di messaggio e della lunghezza del messaggio che vogliamo passare ai nostri utenti, abbiamo a disposizione tre principali modalità di comunicazione: notifiche push, messaggi in-app e email. Un quarto potrebbe essere rappresentato dagli SMS, che però stanno cadendo in disuso.

Notifiche push

Consegnate alla schermata di blocco del telefono o tramite un banner di avviso sullo schermo, le notifiche push reindirizzano gli utenti verso l’app tramite adeguati deep-link e sono ideali per informazioni sensibili al tempo. Possono essere inviate in base ad elementi quali la posizione, il periodo della giornata, ma anche il comportamento in-app. Le notifiche push mirate ottengono un maggiore coinvolgimento delle app mobili (circa un tasso di risposta 4-7 volte superiore) rispetto allo stesso tipo di comunicazione effettuato tramite campagne di re-engagement classico (tramite retargeting sui social o su DSP), ma possono essere inviate agli utenti solo dopo che essi, in particolar modo quelli iOS, hanno acconsentito a ricevere notifiche di questo tipo (push notification opt-in)

In-app message

La messaggistica in-app fornisce messaggi semplici formati da testo e talvolta immagini, i quali vengono consegnati direttamente dentro all’applicazione all’apertura della stessa. Poiché tali messaggi vengono consegnati nella nostra app, non è necessario l’opt-in degli utenti per essere in grado di inviarli, quindi abbiamo la possibilità di raggiungere la maggior parte della nostra base utenti. Per questo motivo, i messaggi in-app rappresentano un ottimo complemento per le notifiche push, ma non possono definirsi sullo stesso livello poiché non possono stimolare l’apertura dell’app.

E-mail

Come le notifiche push, anche le email rappresentano un potente metodo di comunicazione con i nostri clienti, soprattutto per quelli che non hanno ancora effettuato l’opt-in a ricevere le push notification. In questa chiave di lettura, le email sono particolarmente importanti per tutte quelle comunicazioni transazionali (conferma il tuo account, controlla il tuo ordine, ecc) e sono importanti perché, rispetto alle notifiche, ci consentono di veicolare messaggi ben più lunghi e articolati.

 

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Cos’è il LAT – Limit Ad Tracking di iOS

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LAT Limit Ad Tracking

Il tema della privacy degli utenti e del tracciamento del comportamento di questi da parte degli app developers sta diventando sempre più centrale nel mondo del mobile. In questa ottica, ormai dal lontano 2016 con l’introduzione di iOS10, Apple ha introdotto la possibilità per i propri utenti di attivare la funzionalità LAT – Limit Ad Tracking, per permetter agli utenti iOS di limitare l’utilizzo del proprio IDFA.

Cosa è il LAT – Limit Ad Tracking?

Limit Ad Tracking (LAT) è una funzione che consente agli utenti di scegliere di non avere un IDFA (Identify for Advertisers). Con questa impostazione abilitata, l’IDFA dell’utente appare vuoto quando avviene il tracciamento, e gli utenti non vedranno quindi annunci mirati specificamente a loro, poiché i loro dispositivi non hanno praticamente un’identità.

Gli eventi di attribuzione e conversione vengono disattivati quando la funzione LAT è attiva, anche se alcuni MMP offrono soluzioni alternative all’IDFA per il tracciamento del comportamento degli utenti.

Perché è il LAT è importante?

In questo momento in cui la preoccupazione per la privacy sta crescendo sempre più, gli utenti che attivano la funzione LAT – Limit Ad Tracking possono farlo per impedire la raccolta dei dati ed evitare di essere tracciati nelle loro attività sulle applicazioni mobile. Gli utenti possono inoltre scegliere deliberatamente di non essere inclusi in liste di targeting e retargeting, evitando specifici annunci mirati, che per molti possono non fare molta differenza quando si tratta di decisioni di acquisto.

LAT e iOS14

Al WDC di Giugno 2020, Apple ha annunciato che con l’introduzione di iOS14 gli utenti dovranno dare il loro consenso esplicito al tracciamento dell’IDFA, attraverso il cosiddetto “AppTrackingTransparency Framework” che compare ogni volta che si scarica un’app. 

Questa novità ha creato scalpore – e preoccupazione – tra gli addetti ai lavori del mobile marketing. Scopri tutti i dettagli nell’articolo “Apple annuncia iOS 14 – Un cambiamento drastico per il mobile marketing

Cos’è il Proximity Marketing?

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Proximity Marketing

Il vantaggio del mobile marketing è di poter raggiungere l’audience di riferimento in qualsiasi momento della giornata, visto che i nostri dispositivi mobile sono ormai un’estensione del nostro braccio. Con la possibilità di poter localizzare gli utenti, i marketing managers hanno oggi il gran vantaggio di poter comunicare i loro messaggi promozionali in modo estremamente profilato. Qui di seguito cerchiamo di spiegare in termini semplice cos’è il proximity marketing quando è applicato nel mobile marketing.

Cos’è il Proximity Marketing? 

Il proximity marketing è una tecnica di engagement basata sul concetto di “prossimità“, sia essa temporale che fisica. Questa tipologia di mobile marketing permette agli inserzionisti di raggiungere gli utenti che si trovano vicino a un determinato luogo d’interesse. 

Questa tecnica marketing è molto utilizzata per diversi tipi di promozione, tra le quali possiamo menzionare:

  1. Codici sconto 
  2. Offerte speciali in negozio
  3. Contenuti sponsorizzati

Il concetto di proximity marketing è riconducibile a quello di marketing iperlocalizzato

Perché è importante il Proximity Marketing? 

Questa attività di marketing è molto utilizzata da brands che hanno anche una presenza fisica, come ad esempio grandi centri commerciali, ristoranti, ma anche marchi nel settore fashion con negozi fisici. 

Grazie al proximity marketing si possono mostrare inserzioni pubblicitarie con specifici sconti o messaggi promozionali esclusivamente a quegli utenti che sono nelle vicinanze del brand. 

I vantaggi nell’utilizzare questa tipologia di comunicazione sono abbastanza chiari e si possono raggruppare nei seguenti punti: 

  • Personalizzazione dell’esperienza utente 
  • Aumento delle visite in-store
  • Aumento delle vendite 

Quali tipi di Proximity Marketing esistono?

Qui di seguito presentiamo le tipologie di proximity marketing più diffuse tra gli inserzionisti: 

  1. Con Bluetooth Anche chiamato beacon marketing, si basa sul posizionamento dei beacon all’interno di un determinato luogo, come ad esempio i negozi. I beacon di proximity marketing inviano segnali a corto raggio ai dispositivi mobile nelle vicinanze tramite Blutooth. 
  2. Con WiFi – Offrire il WiFi gratuitamente nel proprio negozio è ormai diventata una pratica comune per attrarre e trattenere più a lungo i visitatori. Con questa opzione attiva, i brands possono sfruttare diverse opportunità per comunicare con la propria audience. 
  3. Con RFID o NFC – Queste sono due tecnologie integrate nei telefoni cellulari che possono aiutare i negozianti a raggiungere un maggior numero di clienti. Per utilizzare questa tipologia di proximity marketing è necessario però disporre nei propri prodotti dei minuscoli trasmettitori. Questa soluzione offre la possibilità agli utenti di ricevere informazioni senza l’utilizzo di WiFi. 

 

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