Performance KPIs: monitoraggio e ottimizzazione del CPO – Cost per Order

0
cpo cost per order

Come molti di voi converranno, la principale responsabilità di coloro che lavorano nel performance marketing è quella di focalizzarsi sulle metriche che hanno impatto sul business e sulla crescita aziendale.

Innanzitutto bisogna avere una visione completa di tutto il funnel di acquisizione, dalla prima “ad impression” fino alla conversione più rilevante per il nostro business: ciò significa conoscere in modo approfondito dati, tassi di conversione, opportunità e difficoltà di ogni singolo step del funnel. Questo ci aiuta a raggiungere il nostro obiettivo principale, che nella maggior parte dei casi è quello di generare nuovi utenti e fatturato, rispettando certi specifici KPIs di crescita e/o di profittabilità.

L’ottimizzazione di ogni step del funnel è finalizzata ad aumentare il tasso di conversione e diminuire il costo di ogni step, per fare in modo che a parità di costo del canale riusciamo ad acquisire il maggior numero di clienti possibile.

Una delle metriche più importanti per le applicazioni a sottoscrizione (cosiddette subscription app) e non solo, è il “Cost Per Action” o CPA, ovvero il costo medio di un’azione che desideriamo l’utente completi sulla nostra app. Un altro importante indicatore di profittabilità da monitorare è il CAC, ovvero il costo di acquisizione di un singolo utente, che prende in considerazione i costi diretti (come quelli di marketing) e indiretti (come i salari, i costi generali) necessari per convertire ogni utente in cliente. 

Un CPA specifico per ogni azienda

Ogni azienda ha il proprio CPA specifico, ciò dipende da quella che risulta essere l’azione dell’utente più importante per generare valore, nonché ricavi. Nel caso di un e-commerce, per esempio, il KPI di riferimento è il CPO, o Cost per Order (Costo per ordine). Per altri tipi di azienda è la registrazione l’azione dell’utente che genera valore, e quindi il KPI principale è il CPR, o Costo per Registrazione.

Nel caso di Freeletics – l’azienda per cui lavoro – e di moltissime altre app a sottoscrizione, il CPO – Cost per order – è il KPI principale per l’ottimizzazione delle nostre campagne di acquisizione. Il CPO indica, in sostanza, quanto paghiamo in media perché ogni singolo cliente si iscriva al nostro servizio.

Per valutare la sostenibilità di un certo canale di marketing è quindi importante analizzare il funnel, tenendo a mente i KPI del proprio modello di business. Per il performance marketeer la decisione di continuare ad investire su un canale sarà quindi determinata molto di più dal relativo CPO che da altre metriche, come ad esempio il CTR (Click Through Rate, metrica che ci aiuta in genere a valutare l’efficacia di step molto più in alto nel funnel) o il CPI (Cost per install).

In sede di presentazione dei risultati del trimestre precedente ai nostri superiori (CEO, CMO o chi per essi, dipende dalla dimensione aziendale), la valutazione del nostro canale di acquisizione sarà molto più focalizzata su queste metriche, in quanto hanno a che fare con l’effettiva conversione dell’utente in cliente. 

Il CPO è solo un esempio, naturalmente tutti i KPIs che rappresentano il valore aggiunto portato dal cliente saranno parte della discussione, come il ROAS, ARPU, CLV, solo per citarne alcune. In questo post vedremo in dettaglio il CPO – Cost per Order, mentre nei prossimi contributi affronterò altre metriche.

In sostanza, il calcolo del CPO è molto semplice. Si tratta, come molti sapranno, del costo medio unitario di un ordine: nel caso di Freeletics, il costo medio di un ordine completato dall’utente (che sottoscrive un abbonamento con alla nostra app).

Come si calcola il CPO – Cost per Order?

Facciamo un esempio concreto: se volessimo valutare il CPO per il mese scorso di un canale di acquisizione avremmo:

  • Totale budget speso nel canale durante il mese: € 200.000
  • Totale utenti paganti acquisiti tramite tale canale: 2.500
  • CPO = 200.000/2.500 = € 80

Fino a qui, niente di complicato. Naturalmente, più basso il CPO meglio è. Più basso il CPO, più il vostro capo sarà felice 🙂

Quali sono gli elementi da tenere in considerazione quando calcoliamo il CPO – Cost per Order?

Sicuramente ci sono molti elementi critici, ma in questo post affrontiamo l’analisi del CPO su un orizzonte temporale di più giorni. In seguito, ne vedremo altri nella speranza che possano aiutare a capire meglio questo KPI fondamentale tutti coloro che operano nel mobile marketing.

Day 1, Day 7, Day xx: quando è opportuno analizzare il CPO?

Cerchiamo di capire in quale momento dobbiamo analizzare il nostro CPO.

Ovviamente, a seconda di quando analizziamo i risultati relativi alle conversioni, i risultati saranno diversi. 

Nell’analizzare una coorte di traffico, dobbiamo decidere quale giorno andremo a valutare per contare il numero di conversioni.

Esempio:

È il giorno 15/03/2020 e stiamo analizzando  la performance delle campagne del giorno 1/03/2020. Il costo della campagna per il 1/03 è di € 25.000

Vediamo l’andamento delle conversioni qui sotto:

Data

02/03

03/03

04/03

05/03

06/03

07/03

08/03

09/03

Conv.

80

90

75

50

20

8

3

2


Analizzando le conversioni, possiamo notare come per la stessa cohort del 1/03, gli utenti si convertono non solo nel giorno 1 ma anche per tutti i giorni successivi. Ci sarà infatti sempre una parte di clienti che converte di “impulso” e senza perdere troppo tempo, poi avremo una “long tail” di clienti che invece convertiranno nei giorni successivi.

Ovviamente a seconda di quanti giorni includiamo nell’analisi il CPO sarà diverso:

  • Fino al 02/03 (Day 1) il CPO è: € 25.000/80 = € 312
  • Fino al 03/03 (Day 2) il CPO è: € 25.000/(80+90) = € 147
  • Fino al 04/03 (Day 3) il CPO è: € 25.000/(80+90+75) = € 102
  • Fino al 09/03 (Day 8) il CPO è: € 25.000/(80+90+75+50+20+8+3+2) = € 76

Come possiamo notare, col passare del tempo il CPO della stessa coorte diminuisce, perché non tutti gli utenti convertono il primo giorno. Allo stesso tempo dobbiamo anche tenere conto che, soprattutto nel business delle subscription app, passati i primi giorni, l’incremento percentuale di vendite solitamente diminuisce e seguirà un andamento simile a quello illustrato qui di seguito. Certamente questa curva è influenzata, come vedremo più avanti, dalle attività che vengono fatte in-app e quelle di CRM per incentivare la conversione.

cpo cost per order

Qual è il CPO a cui dobbiamo fare affidamento? 

In realtà è importante avere una chiara visione di come nel nostro business il CPO cambia con il passare dei giorni e relazionare il nostro CPO con il target che ci siamo prefissati.

Continuando l’esempio precedente, poniamo il caso che il nostro target CPO sia 60 Euro. Come evidente, nel giorno 1 siamo ben lontani dal nostro target e anche nei giorni successivi non raggiungiamo mai il nostro obiettivo.  

A questo punto abbiamo un po’ di lavoro da fare:

Un primo approccio è quello di calcolare la curva di conversione dei giorni successivi all’ottavo e capire in quale giorno raggiungeremo i 60 Euro di costo di acquisizione. Questo può essere fatto basandosi sulle coorti precedenti o, nel caso in cui non fossero disponibili, assumendo un calo percentuale di conversione con il trascorrere dei giorni.

Ma attenzione, potrebbe essere che dopo il giorno 8 o 10 o 30 le conversioni calino drasticamente e il raggiungimento dell’obiettivo non sarà possibile.

A questo punto possiamo adottare diversi approcci, tra i quali vediamo i principali e più efficaci.

Re-engagement della coorte

Possiamo creare delle campagne di mobile CRM con notifiche push o in-app messages per stimolare la conversione. Se dal giorno 10 vediamo che le conversioni sono quasi nulle, potremmo provare a riattivare la coorte del 1 Marzo con notifiche push, e-mail or messaggi in-app. Nel caso in cui non siamo preoccupati di un possibile ROI negativo ma ci vogliamo solo focalizzare sul numero di conversioni, uno sconto le stimolerà probabilmente, ma anche attività di engagement potrebbero aiutare a riaprire il canale di comunicazione e il processo di conversione.

Lavorare sul day1 delle coorti future

Per individuare opportunità di miglioramento per le coorti future possiamo operare su più fronti:

Sapendo che il CPO target è di 60 Euro e sapendo (grazie alla coorte del 1 Marzo) quali sono le percentuali di conversione di giorno in giorno, possiamo calcolare quale deve essere il CPO al giorno 1 che dovremmo raggiungere per avere un CPO al giorno (x) che sia allineato con i nostri obiettivi. Abbiamo visto che dopo il giorno 8 le conversioni iniziano ad essere molto poche, quindi diciamo che l’obiettivo è arrivare al CPO di 60 Euro al giorno 8. 

Dal giorno 1 al giorno 8 abbiamo un decremento percentuale del CPO di circa il 75% . Quindi ipotizzando che la qualità del traffico rimanga invariata, per raggiungere il CPO di 60 Euro al giorno 8, dovremmo puntare ad avere un CPO giorno 1 di massimo 250 Euro. Ciò significa che, con questo approccio, ci dovremmo focalizzare sull’ottimizzazione degli step precedenti alla conversione. 

I fattori su cui operare prima del giorno 1 sono rappresentati dagli step del funnel precedenti al “sign up”, che è il nostro evento più importante precedente alla conversione. Come dicevamo all’inizio, il CPO varia in funzione dell’ottimizzazione degli step precedenti. Quindi diminuire il CPO al giorno 1 da € 312 a € 250 può essere fatto ottimizzando gli step a un livello superiore del funnel tipo il CTR, o l’install rate sull’App Store tramite specifiche pratiche di ASO (Scarica la Guida completa ASO). Oppure, lavorando con il team di prodotto per aumentare il tasso di conversione dal sign up all’acquisto. 

Nel caso in cui fossimo sicuri che non ci siano margini di miglioramento nell’ottimizzazione del canale, dobbiamo seriamente pensare se conviene ancora investire.

In generale, individuare il CPO massimo al giorno 1 necessario per raggiungere l’obiettivo al giorno (x) ci da una guida importante per l’ottimizzazione giornaliera del canale. Ogni giorno possiamo infatti vedere se il canale sta performando in modo sostenibile o no, perché già conosciamo il CPO al giorno 1 (e non dobbiamo aspettare più giorni per capire se raggiungeremo il target).

Ottimizzare il CPO grazie ad attività di CRM 

Un altro approccio potrebbe essere quello di accettare il CPO al giorno 1 di 312 Euro, ma lavorare con attività di CRM per fare in modo che ci sia un decremento del CPO più incisivo dal giorno 1 al giorno 8. Abbiamo visto sopra che al momento abbiamo un decremento del CPO del 75% fino al giorno 8.

Come fare per migliorare questo dato? Ad esempio, potremmo creare un on-boarding via email che guidi l’utente e gli faccia apprezzare il valore aggiunto di pagare per i servizi all’app. Oppure, come detto in precedenza, potremmo includere uno sconto via email e una notifica push al giorno 2 o 3. In questo caso, per massimizzare il ROI e non offrire sconto a tutti gli utenti, sarebbe buona pratica offrire gli sconti unicamente a quegli utenti che sono meno attivi già a poche ore dopo il sign up. Sarebbe inutile infatti offrire una promozione agli utenti che convertirebbero comunque (gli utenti che comprano d’impulso, come abbiamo visto sopra).

Conclusioni sul CPO – Cost per Order

In sostanza il CPO è un KPI che oltre ad essere un elemento cardine della nostra routine di performance marketers, è anche un KPI che si presta a diverse finalità e, soprattutto, diversi modi di agire per raggiungere i nostri obiettivi. In futuro vedremo altre sfaccettature del CPO con il fine di essere preparati ad ogni scenario che ci si presenta.


Vuoi approfondire come monitorare e ottimizzare il CPO – Cost per Order tramite adeguate analisi cohort? Contattaci!


Image Designed by vectorpouch

User Onboarding nelle Applicazioni Mobile: 5 Errori da Evitare per Fidelizzare gli Utenti

0
onboarding

Acquisire nuovi utenti per la propria applicazione mobile non è un lavoro semplice. Ad oggi, ci sono circa 4.5 milioni di app sugli Store principali a livello globale e riuscire a emergere e farsi notare, soprattutto quando non si hanno budget multimilionari o un team marketing ben formato e capace, può diventare impossibile. 

In media, un’ applicazione mobile perde il 77% degli utenti attivi dopo 3 giorni dall’installazione. Un altro dato, che rende la situazione ancora più preoccupante, dice che, il 23% degli utenti che fanno il download di un’ app mobile la usa una volta soltanto, per poi lasciarla nel dimenticatoio delle applicazioni nel proprio smartphone.  

Le aziende spendono milioni di Euro in attività di acquisizione ogni mese, per poi perdere la maggior parte di questi nuovi utenti dopo pochissimi giorni. Ma questi tassi di retention  così bassi sono il risultato esclusivamente di applicazioni mal realizzate? In alcuni casi la risposta è sì, ma in realtà non è il solo motivo.

È stato dimostrato che gli utenti che ritornano dopo 7 giorni nell’app, sono quelli che poi la utilizzano più a lungo. Quindi, il segreto del successo per ogni sviluppatore mobile e di riuscire a mantenere il numero più elevato di utenti attivi per questo periodo. 

Facile a dirsi…

Quello che accade subito dopo l’installazione di un’applicazione mobile è cruciale. Gli utenti, ad oggi, hanno una scelta quasi infinita. Molti servizi, all’apparenza (ma non solo) sono praticamente uguali e la fidelizzazione dell’utente, in special modo in alcuni verticali, è quasi impossibile. In più, il 44% degli utenti oggigiorno scarica un’ app solo per provarla, quindi avere un impatto immediato è fondamentale per aumentare il tasso di retention degli utenti acquisiti. 

Come possiamo fidelizzare però i nuovi utenti fin dal primo momento? 

La risposta è nei primi 60 secondi di utilizzo dell’app mobile. Se un utente scarica l’app, e non ne comprende immediatamente l’utilizzo, i vantaggi e la value proposition, molto probabilmente non continuerà a usare il nostro servizio. 

Lo user onboarding nelle applicazioni mobile aiuta a spiegare chiaramente perché l’utente deve continuare la propria esperienza con noi. Ma partiamo dalle basi. 

Che Cosa è lo User Onboarding? 

Lo user onboarding nelle applicazioni mobile è il processo che consente di spiegarne i vantaggi e coinvolgere gli utenti sin dai primi istanti al fine di aumentare il tasso di retention. 

Questo onboarding è la prima impressione che diamo del nostro prodotto. Un design semplice ma accattivante è cruciale per creare una relazione “speciale” con ogni utente, che scarica la nostra app mobile. Quando la nostra app è avviata per la prima volta, lo user onboarding rinforza il valore del nostro servizio e spiega i vantaggi, nonché le funzionalità dell’app stessa. 

È stato mostrato che con un onboarding corretto e chiaro, i tassi di retention possono aumentare fino al 50%

Quando andiamo a creare uno user onboarding per la nostra applicazione mobile dobbiamo tenere a mente alcuni punti importanti che ci permetteranno di disegnare un’esperienza utente che invogli l’utilizzo della nostra app, ma che dia allo stesso tempo tutte le informazioni necessarie ai nostri nuovi utenti. 

D’altronde si sa, la prima impressione è quella che conta di più, specialmente in un mondo molto rapido e fluido come quello delle applicazioni mobile. 

Errore 1: Concentrarsi sulle funzionalità dell’app

Uno degli errori più comuni in cui ci imbattiamo, non solo nello user onboarding ma nella comunicazione in generale, è che molti sviluppatori concentrano il loro messaggio intorno alle caratteristiche o funzionalità del proprio prodotto, piuttosto che i suoi vantaggi per l’utente. 

La verità però è che agli utenti interessa sapere cosa poter fare con queste funzionalità, e nello specifico, quali vantaggi ci saranno per loro dall’utilizzo di queste. 

In Inglese, questo concetto è anche conosciuto come “What’s In It For Me?” (in Italiano, potremmo tradurlo con “E io che ci guadagno?”). 

Gli utenti sono letteralmente bombardati da messaggi pubblicitari e la scelta, come detto all’inizio di questo articolo, è quasi infinita. Quando riusciamo a convincere un utente a scaricare la nostra app, dobbiamo comunicare immediatamente i vantaggi che questo riceverà dall’utilizzo del nostro servizio. 

In questo esempio, possiamo vedere come Slack, mette in risalto le funzionalità dell’app collegandole ai benefici che l’utente ne ottiene dall’utilizzo. 

User Onboarding nelle Applicazioni MobileErrore 2: Chiedere troppi permessi 

Uno degli errori più comuni che si vedono in tantissime applicazioni mobile è l’abuso di richiesta dei permessi. Molte, forse troppe, volte gli sviluppatori chiedono di mandare notifiche alla prima apertura dell’applicazione, ancor prima dell’onboarding. 

Voi dareste il numero di telefono a uno sconosciuto per strada? Esatto. Allora, perché richiedere questa intrusione della privacy prima di aver comunicato il valore aggiunto che la nostra applicazione mobile porterà nella vita degli utenti? 

A seconda del verticale in cui si opera, si può poi aver bisogno di richiedere accesso a diversi tipi di informazione personale. Nello user onboarding è fondamentale limitare le richieste a quello che è strettamente necessario (e soprattutto bisogna spiegarne il perché si ha questa necessità). Gli altri permessi possono seguire man mano che l’utente scopre come utilizzare i vari elementi della nostra app. Uno studio ha dimostrato come il 60% degli utenti ha deciso di non installare un’app dopo aver scoperto quante informazioni personali questa richiedeva. 

Errore 3: Non personalizzare l’esperienza fin dall’inizio

Alcune applicazioni possono modificare il loro servizio in base alle preferenze degli utenti, basti pensare a servizi musicali o di eCommerce. Nella fase di user onboarding, aggiungere una semplice schermata che richiede all’utente di indicare le proprie preferenze potrebbe darci un vantaggio unico nel creare un’esperienza più mirata e comunicare all’utente che i suoi interessi sono il nostro principale interesse. 

In questo esempio vediamo come l’app 12 min cerchi di personalizzare l’esperienza futura chiedendo le preferenze dell’utente. 

User Onboarding Nelle Applicazioni MobileErrore 4: Complicare la registrazione 

Lo user onboarding può anche essere utile per completare la registrazione di un nuovo utente, basti pensare a servizi di telefonia o messaggistica come WhatsApp o Skype. In questo caso, è fondamentale creare una registrazione semplice e chiara, richiedendo esclusivamente le informazioni necessarie. 

È inoltre consigliabile includere la registrazione con i social per semplificare questo processo. Una ricerca ha dimostrato come il social login può far aumentare la registrazione fino al 50%.

In questo esempio vediamo come Medium dia all’utente diverse opzioni per la registrazione, facilitandone l’accesso.  

Errore 5: Dilungarsi inutilmente

A questo punto penso sia chiaro come lo user onboarding sia uno step fondamentale per fidelizzare i nuovi utenti della nostra applicazione mobile, creando un’esperienza che abbia l’utente al centro e che si concentri sulle sue necessità. Detto questo però, può risultare difficile essere succinti nel messaggio iniziale proprio perché non si vuole lasciare nulla al caso. 

In una ricerca è stato dimostrato come circa due terzi degli utenti preferiscano un onboarding di meno di 60 secondi e come questo influisca direttamente sulle possibilità di utilizzo dell’app nel futuro. 

Conclusione

Lo user onboarding perfetto forse non esiste, o comunque è sicuramente molto difficile crearne uno al primo tentativo. Come molte altre attività nel digitale, è fondamentale testare per capire cosa funzioni al meglio per la nostra applicazione mobile. Creare un’esperienza utente positiva già nella fase di onboarding può migliorare il tasso di adozione del nostro servizio nel lungo termine. Infatti, proprio nei primi momenti di utilizzo dell’app, possiamo trasmettere sia il valore del nostro prodotto, ma anche abbassare quella barriera di dubbio presente nella mente dei nostri utenti, così da fidelizzarli e aumentare il valore del LTV.

Una Guida Pratica alle Campagne Remarketing per Applicazioni Mobile

0
campagne remarketing

Il tasso di abbandono (o churn rate) da parte degli utenti acquisiti sia organicamente che con campagne a pagamento è una sfida difficile da affrontare nel mondo digitale. Fortunatamente il progresso delle attribuzioni in-app da parte dei servizi di tracking (o MMP) e il targeting più preciso sui dispositivi mobile stanno rendendo sempre più semplice la possibilità di riconnettersi con la propria audience, in modo da riuscire a comunicare con messaggi personalizzati sia con gli utenti più fedeli che con quelli completamente inattivi, proprio attraverso mirate campagne di remarketing (o retargeting, termine più utilizzato a livello mondiale).

Tuttavia molti sviluppatori di app e inserzionisti trovano difficile capire al meglio come approcciare le campagne remarketing per le loro applicazioni mobile, a volte per il costo, a volte per il setup tecnico. La cosa certa è che vale assolutamente la pena utilizzare il retargeting per aumentare il tasso d’interazione in-app, ma anche per facilitare le conversioni e gli acquisti generati dagli utenti.

Cos’è il Remarketing nella Pubblicità Mobile?

Molto simile alla soluzione desktop, nella pubblicità mobile il remarketing è una forma di pubblicità che permette agli inserzionisti di personalizzare i messaggi pubblicitari per la propria audience al fine di stimolare l’interazione. 

I 3 casi più comuni per creare campagne di retargeting nel mobile marketing sono:

  1. Attrarre utenti che installino l’app
  2. Far riutilizzare l’app a utenti che l’hanno già installata
  3. Incoraggiare gli utenti attivi a fare acquisti in-app

Come Fare per Iniziare una Campagna di Remarketing nel Mobile

Prima di tutto c’è bisogno di mettere insieme una lista dei device id dell’audience desiderata e poi inoltrarla a un Ad Network specializzato in retargeting. Da notare che l’id per la piattaforma Android è chiamato Advertising ID, mentre su iOS è IDFA

Una volta passata la lista al partner che utilizzeremo per le attività di remarketing, saremo in grado di raggiungere l’intera audience, o un segmento di questa, con messaggi personalizzati in base alle attività in-app del gruppo di utenti prescelto. 

4 Consigli Pratici per Avere Successo nelle Campagne Remarketing

Come sempre, ogni strategia pubblicitaria dipende dallo status quo aziendale e dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Fatta tale premessa, possiamo affermare che i consigli riportati di seguito possono essere utili e applicabili a qualsiasi realtà aziendale, a prescindere dalla grandezza e dalle attività di acquisizione in atto.

1. Segmenta l’Utenza di Base al Meglio

Una parte fondamentale di ogni attività di remarketing è la segmentazione dell’utenza di base. Fare una campagna retargeting con un messaggio pubblicitario generico e unico per tutti gli utenti della nostra app, sia quelli vecchi che quelli più recenti recenti, è sicuramente uno spreco di capitale e risorse.

A seconda del tipo di applicazione mobile, abbiamo bisogno di creare dei “cluster” (o gruppi) di utenti con delle caratteristiche simili. Ad esempio per un’app di eCommerce, possiamo ipotizzare questi possibili gruppi:

  • Utenti che hanno installato l’app ma non si sono registrati e non hanno fatto un acquisto
  • Utenti che hanno installato l’app e si sono registrati ma non hanno fatto un acquisto
  • Utenti che hanno installato l’app, si sono registrati e hanno fatto un acquisto 
    • Utenti che hanno fatto un solo acquisto negli ultimi 12 mesi
    • Utenti che hanno fatto un solo acquisto negli ultimi 6 mesi
    • Utenti che hanno fatto un solo acquisto negli ultimi 3 mesi
    • Utenti che hanno fatto un solo acquisto nell’ultimo mese
    • Utenti che hanno fatto più di un acquisto nell’ultimo mese
    • Utenti che hanno fatto un acquisto ogni mese per gli ultimi 6 mesi
    • … e così via… 
  • Utenti che hanno installato l’app e disinstallato senza registrarsi
  • Utenti che hanno installato l’app, si sono registrati e poi hanno disinstallato l’app
  • Utenti che hanno installato l’app, si sono registrati, hanno fatto un acquisto e poi hanno disinstallato

Naturalmente, il livello di specificità nella definizione dei gruppi dipende molto dalle dimensioni dell’utenza di base. Ad esempio, per aziende come Amazon o eBay, le quali hanno utenze di centinaia di milioni di utenti, potrebbe avere senso una segmentazione dettagliata come evidenziato sopra; per app più piccole, invece, potrebbe essere più opportuno optare per una segmentazione più semplice, in modo da non avere come risultato audience troppo piccole. 

Il principio alla base della segmentazione è la precisione: più dettagliati siamo nel raggruppare gli utenti che vogliamo raggiungere, più precisi possiamo essere con il messaggio che vogliamo comunicare, e di conseguenza più efficace sarà il nostro sforzo per convincerli a compiere l’azione da noi desiderata.

2. Non Dimenticarti del Deep Linking

Il deep linking è un aspetto fondamentale nel mobile advertising poiché, a differenza del web dove si può reindirizzare l’utente a una pagina specifica semplicemente con la URL della pagina, nel mobile è necessario implementare una struttura di deep linking per portare gli utenti in una specifica schermata dell’app. Questo consente  di aumentare notevolmente il tasso di interazione nonché la monetizzazione. 

Esistono diversi tipologie e  opzioni di implementazione che potete scoprire in questo articolo sul deep linking, in cui abbiamo approfondito l’argomento per dare più chiarezza.

campagne remarketing
Un esempio di annuncio remarketing di Amazon sull’App FlipBoard

3. Personalizza le Creatività delle Campagne Remarketing

Come possiamo immaginare, la personalizzazione è la chiave di volta anche per quanto riguarda le  creatività. Poiché il remarketing tende a rivolgere l’inserzione pubblicitaria a un sotto gruppo della propria audience che condivide alcune caratteristiche, è fondamentale presentare anche la giusta immagine visuale con la corretta call-to-action, a seconda dell’obiettivo della campagna e dell’azione per la quale si cerca di stimolare l’utente a compiere.

Il segreto nelle campagne di retargeting per applicazioni mobile è di personalizzare il messaggio e l’inserzione il più possibile per ogni singolo utente, in modo da dare tale impressione a chi vede la nostra pubblicità. 

4. Traccia Tutti i KPI delle Campagne Remarketing 

A seconda della campagna di remarketing che si vuole mettere in atto, anche gli obiettivi, e di conseguenza i KPI possono variare. Come per le campagne di acquisizione utenti a pagamento è fondamentale controllare i risultati guardando ai numeri corretti. 

Goal della Campagna

KPIs da Considerare


Aumentare le Installazioni


Aumentare l’engagement


Aumentare gli Acquisti in-app

Conclusioni

Le campagne remarketing hanno molto senso quando la propria utenza può generare dei ritorni interessanti dal punto di vista degli acquisti. Per ogni applicazione con una crescita costante della propria audience è sicuramente una buona idea allocare una parte del budget marketing per fare il setup di campagne retargeting, al fine di indurre gli utenti alla conversione in-app o di riportare alla propria app utenti di valore acquisiti in passato.


Ne vuoi sapere di più su come impostare una strategia di remarketing efficace? Scrivici a info@mobile-marketing.it


Business vector created by slidesgo – www.freepik.com 

Il Catalogo Facebook: 4 Motivi per cui è Essenziale se Hai una Shopping App

0
catalogo facebook collections

Pianificare e gestire la strategia di user acquisition, retention e re-engagement per il nostro business comporta molto lavoro, si sa. Innanzitutto bisogna conoscere bene il nostro prodotto, “farsi un giro” nella nostra app mettendoci nei panni dell’utente, con occhi per quanto possibile nuovi e neutri per identificare le conversioni fondamentali e i “wow moments”, capire dove avvengano e quali eventi debbano rappresentarli.

Poi bisogna fare un piano, e declinare le suddette strategie su tutti gli eventuali mercati in cui operiamo, con le dovute accortezze per tenere conto di ogni peculiarità a livello paese. Bisogna inoltre decidere con quale canale di marketing parlare del nostro brand e del nostro prodotto nei vari touch-points lungo la customer journey. Potremmo aggiungere tanto altro a questo proposito, perché la concezione di una strategia efficace – cosa, con quale mezzo –  è tutt’altro che scontata. 

Per semplicità, supponiamo che tutto questo sia già definito e che non ci resti altro che implementare, la parte più operativa del nostro lavoro che può decisamente richiedere molto tempo. Ogni partner (Google, Facebook, Twitter, Snapchat, Pinterest per citare i più grandi) mette a disposizione degli inserzionisti diverse soluzioni di ads e prodotti per agevolare i nostri compiti. 

In questa sede ci soffermiamo su uno di quelli che Facebook ha introdotto a inizio 2015 per venire incontro alle esigenze dell’online marketing manager e che rende la gestione delle campagne pubblicitarie più veloce e automatica. Sì, stiamo parlando proprio di lui, il beneamato catalogo (o product feed). Non tutti i business possono sfruttare le potenzialità ad esso connesse, specialmente se ricadono nella categoria dei servizi, ma se la vostra azienda opera in una delle seguenti verticali: 

  • E-commerce
  • Travel
  • Real estate
  • Automotive

In questo caso non dovrete fare altro che testare tutte le opportunità che vi si aprono quando si carica il proprio catalogo su Facebook.

Ma prima di tutto: cos’è un catalogo Facebook?

Come spiega il relativo support article di Facebook, un catalogo è un file che contiene informazioni sugli articoli del proprio inventario. Ad esempio, se vendiamo scarpe, il nostro inventario è la lista di tutti i singoli elementi in stock, descritti in base ad attributi vari quali colore, misura, marca, modello, ecc. Tutte queste informazioni possono quindi essere utilizzate per promuovere il nostro inventario e la nostra azienda, su tutti i placement e le piattaforme di Facebook, Instagram, Audience Network e Messenger. I cataloghi differiscono a seconda dei tipi di aziende, come e-commerce (aziende che vendono prodotti), viaggi (aziende che vendono voli, destinazioni o hotel), settore immobiliare e auto.

Cosa possiamo fare con il catalogo?

Ecco le principali 4 applicazioni:

  1. Mostrare i nostri annunci alle persone che hanno già guardato o cercato i nostri articoli sul nostro sito o la nostra app: la magia avviene in modo dinamico grazie al pixel (e/o al Software Development Kit di Facebook per le app), che monitora ciò che avviene sul nostro sito o mobile app e associa queste informazioni con quanto presente sul nostro catalogo. 
    product feed facebook
  2. Taggare prodotti su instagram: basta avere un profilo Instagram aziendale, collegato al nostro catalogo e-commerce, per avviare l’esperienza di shopping direttamente su Instagram; non bisogna far altro che taggare i prodotti del catalogo nei post e nelle storie di Instagram: gli utenti possono visualizzare i prezzi e le descrizioni con un semplice tap sul tag, nonché acquistarli direttamente dal proprio feed.
    catalogo facebook instagram

  3. Aggiungere prodotti alla vetrina della propria pagina Facebook: bisogna essere admin della pagina e dopodiché si può aggiungere il catalogo e dunque alcuni suoi prodotti alla vetrina, oppure taggare questi sui contenuti (post, video) che si pubblicano sulla pagina.
    catalogo facebook collections
  4. Creare collection ads (inserzioni con raccolta), particolarmente utili per rendere la scoperta dei prodotti più immersiva e coinvolgente. A partire da un video o una foto, l’utente infatti può scoprire il catalogo subito sotto il post a cui è collegato, con le relative informazioni e gli articoli che lo complementano.
    catalogo facebook collections

Con questa breve panoramica, spero di avere acceso la tua curiosità!

catalogo facebook eccellente(qui io quando vengo a conoscenza di soluzioni che posso testare nelle mie campagne)

Senza considerare che se ci si fa supportare da un Facebook Marketing Partner per la gestione in scala di account e campagne, si aprono ulteriori opportunità, come quella di poter creare annunci automatici (Automated Ads) non soltanto sulla base dell’user behavior sull’app o sul sito (quindi non solo per re-engagement e/o retargeting), ma anche per targetizzare audience nuovi, che non ci conoscono (prospect audiences).

Happy testing!

Deep Linking Nel Mobile Marketing: Cosa Sapere per un’Implementazione senza Problemi

0

Il deep linking nel mobile marketing è diventato oramai una pratica comune per assicurare all’utente un’esperienza fluida tra i vari ecosistemi (mobile-web e mobile nativo), ma anche per massimizzare i risultati di campagne retargeting e re-engagement

Un’implementazione corretta del deep linking aiuta anche a migliorare l’interazione in-app da parte degli utenti, favorendone azioni che ci permettono di aumentarne il valore. Inoltre, facilitando la transizione dal web al mobile (e viceversa), il deep linking ottimizza tutta la user journey. 

Quanti tipi di Deep Linking esistono? 

In breve, il deep linking su dispositivi mobile permette a un utente di aprire una pagina specifica in-app senza dover passare dalla Home Page dell’applicazione e ricercare da da solo il contenuto d’interesse. 

Nel caso in cui l’utente non abbia installato l’applicazione mobile, si parla di deferred deep linking. In termini pratici, questa funzionalità permette agli utenti di navigare verso contenuti specifici in-app anche dopo l’installazione. Ai marketing manager, invece, aiuta a essere sicuri che il contenuto presentato all’utente finale nella fase di acquisizione, sia visibile senza la necessità di effettuare una ricerca (vedi l’immagine qui di seguito).

Deferred Deep Linking - Mobile Marketing Italia
Source: Tune

Malgrado questa funzionalità sia stata la norma per molti anni sul web, sul mobile è stata una limitazione fino a poco tempo fa, vista la difficoltà nel archiviare i dati presentati all’utente anche in assenza dell’app sul dispositivo.

Dall’altro lato, abbiamo invece il contextual deep linking. Questa tipologia è molto simile al deferred deep linking, con l’aggiunta però di poter archiviare delle informazioni (ad esempio una campagna promozionale) durante il processo d’installazione. 

Contextual Deep Linking - Mobile Marketing Italia
Source: The Journal Blog

Con il contextual deep linking, gli app developers possono creare un’esperienza personalizzata per gli utenti appena accedono all’applicazione mobile – anche noto come “processo di on-boarding“. Pensate ad esempio all’opportunità di presentare una schermata di benvenuto per un evento specifico o con un codice promozionale. Come è facile capire, le opzioni sono diverse e senza dubbio a favore di un’esperienza mobile migliore. 

Quali Sono i Vantaggi del Deep Linking nel Mobile Marketing? 

I vantaggi di questa tecnologia da tenere in considerazione sono numerosi, ma possiamo raccogliere quelli principali in 5 categorie. 

1. Il Deep Linking Ottimizza l’Esperienza Utente

Una volta capito come fare il deep linking da un’inserzione all’app mobile, un singolo click può connettere l’utente alla destinazione desiderata. L’utente non si perde più in un labirinto di pagine.

La stessa logica può essere applicata a un deep linking da email ad applicazione mobile. 

2. Il Deep Linking Rinforza il Funnel di Conversione

Da un punto di vista del prodotto, e quindi non solo marketing, permettere a un utente di arrivare su pagine specifiche all’interno dell’applicazione mobile migliora il modo in cui gli utenti “consumano” l’app stessa. Naturalmente, dal lato marketing, con l’implementazione del deep linking riusciremmo anche a concentrarci su specifici prodotti od offerte in base alle necessità del momento e quindi a, potenzialmente, aumentare il tasso di conversione

3. Il Deferred Deep Linking Supporta le Campagne di Acquisizione

Con il deferred deep linking, si possono acquisire utenti e redirigerli a parti specifiche dell’app anche se non l’hanno ancora installata. Grazie a questa tecnologia, quando un utente clicca su un’inserzione senza avere l’app sul proprio dispositivo, è automaticamente rediretto all’App Store. I dati dal click, però, sono registrati (come visto in precedenza), quindi l’utente, una volta finalizzata l’installazione dell’app, arriva direttamente al contenuto dell’inserzione.

Questo fa in modo, non solo sostenere le attività di acquisizione, ma anche di aumentare il tasso di conversione post-install, presentando all’utente il contenuto che ha fatto scaturire l’interesse iniziale. 

4. I Deep Links Migliorano l’Attribuzione 

Il deep linking, quando implementato correttamente, permette non solo di migliorare l’interazione in-app, ma anche di capire quale canale contribuisce in modo migliore alla crescita della propria applicazione mobile.

Grazie a questa tecnologia, è possibile migliorare le attività di acquisizione utenti, come spiegato poco fa, e soprattutto con un click, far in modo da redirigere gli utenti a specifiche parti dell’applicazione mobile per un tasso di conversione migliore e una diminuzione dei costi di acquisizione.  

5. I Deep Links Performano meglio di altri Links

Una volta implementato il deep linking nell’ app mobile, è possibile vedere un aumento considerevole del tasso di retention, infatti a seconda della categoria in cui si opera, si possono vedere risultati di gran lunga migliori. 

Nell’immagine qui di seguito, è possibile vedere come il deep linking nel mobile marketing ha migliorato le performance di un’app di shopping. 

Deep Linking
Source: Appsflyer

Perché Implementare i Deep Linking?

Ci sono diversi modi con cui si può trarre vantaggio da questa tecnologia, qui di seguito vediamo le “best practices” da tenere a mente per un’ implementazione senza problemi. 

1. Retargeting, Retargeting e ancora Retargeting! 

Come già ripetuto più volte, alla base del deep linking nel mobile marketing ci dovrebbero essere strategie di retargeting ben pensate. Facendo il set up del link con parametri speciali, a seconda della soluzione di tracking (MMP) usata, per redirigere l’utente a pagine specifiche in-app, si possono aumentare non solo il tasso di conversione ma anche le conversioni per acquisti in app. 

Il deep linking è sicuramente importante per tutti i tipi di applicazione, però assume un ruolo speciale per quelle di e-commerce; infatti la possibilità di presentare a un utente un prodotto particolare, che è stato cercato in precedenza, può aumentare la possibilità di acquisto in maniera considerevole, come accade nel mondo web. 

2. Aumenta l’Interazione in App con Incentivi

L’uso di incentivi combinato al deep linking, sia per utenti nuovi che esistenti, permette di migliorare diverse metriche in-app, tra cui il tasso di retention ma anche acquisti in-app. Ci sono diversi tipologie d’incentivi che possono essere utilizzati con grande successo.

Ad esempio, le applicazioni di giochi possono offrire della valuta virtuale gratuita, o uno sconto sull’acquisto della stessa; mentre le app di shopping possono premiare la fedeltà dell’audience con sconti su prodotti specifici d’interesse. Le possibilità sono molteplici e fare test d’idee anche fuori dagli schemi convenzionali può portare a risultati inaspettati.  

3. Crea Links per Diverse Tipologie di Browser

A seconda del sistema operativo su cui si opera, ci sono considerazioni diverse da fare. 

Su iOS è abbastanza semplice, poiché nella maggior parte dei casi i links si aprono in Safari o in una preview dello browser. Quindi, se il deep linking non funziona in una delle app in cui la preview di Safari è abilitata, anche il deep linking non funzionerà. 

Su Android, invece, la situazione è più complessa, poiché c’è una grande varietà di browser a seconda del modello di dispositivo mobile (e sistema operativo). Questo significa che la fase di test per Android deve essere più lunga e fatta in maniera strategica. I tipi di browser più diffusi su Android sono: Google Chrome, Samsung Browser, UC Browser, e Opera Mini. 

4. Universal Link vs. Deep Link

Un’opzione presente solo su iOS è l’uso dei “breadcrumbs“, che permette all’utente di cambiare rapidamente dall’applicazione mobile a sito m-web senza alcun problema. 

Quando un’utente clicca su un Universal link, iOS decide, in base alle scelte fatte precedentemente, di aprire o l’applicazione mobile o la preview in browser. Questa decisione rimarrà salvata in futuro come favorita, anche se le intenzioni da parte degli utenti cambieranno. Tale situazione crea un problema nell’esperienza utente poiché non sarà possibile tornare nell’applicazione, bensì l’utente sarà “bloccato” nella view in browser. 

Un modo per ovviare a questo problema è quello di usare gli “Smart Banners”, per redirigere gli utenti da web all’applicazione mobile senza problemi usando deep linking. 

5. Deep Linking da Email ad Applicazione Mobile per il Tracking delle Performance

Tipico delle applicazioni Istruzione, e-Commerce, Fitness, e Cibi e Bevande, il tracking delle performance è uno strumento molto utilizzato per controllare i risultati degli utenti in-app. Ad esempio, frequentemente applicazioni mobile di fitness utilizzano una comunicazione via email per informare gli utenti di aver raggiunto un determinato livello nel loro percorso. Aggiungendo un deep link dietro questa comunicazione è possibile rimandare l’utente a una schermata specifica nell’app, dove sono disponibili i propri risultati. 

Leggi anche: Sviluppare una strategia paid acquisition su scala mondiale: il caso Runtastic

Da un punto di vista marketing, non solo a livello digitale, il tracking delle performance è un modo molto efficace per mantenere il tasso di engagement alto, non solo perché l’utente è invitato a rivisitare il proprio profilo più volte durante la settimana o il mese (e potenzialmente a condividerlo sui propri profili social), ma anche perché si possono creare delle strategie di content marketing mirate a specifiche audience. 

 In Conclusione

KEY LEARNINGS: 

  • Il deep linking, se implementato correttamente, può aumentare il tasso di retention e gli acquisti in-app
  • Grazie al deep linking possiamo offrire promozioni speciali anche a chi non ha ancora installato la nostra applicazione mobile
  • L’esperienza utente, nonché l’interazione nel funnel, aumenta grazie a una strategia di retargeting o re-engagement combinata con funzionalità deep linking
  • Il deep linking può supportare attività di acquisizione utenti 

SUGGERIMENTI:

  • Prova ad aumentare il tasso di retention con una strategia di email marketing combinata a deep linking
  • Testa diversi contenuti a seconda dell’audience di riferimento e proponi contenuti specifici in-app grazie al deep linking
  • Studia incentivi particolari in collaborazione con altri team per aumentare il tasso di conversione in-app
  • Pensa a come utilizzare gli “smart banners” per aumentare le visite in-app piuttosto che a una preview in browser

Tracking, attribution e le implementazioni fondamentali per promuovere la tua app

0
Technical Implementation
Technical Implementation

È arrivato il grande momento, dopo lunghissime settimane di test e sviluppo finalmente la tua app è live sugli stores, e nel giro di qualche giorno arrivano i primi downloads. È il momento di festeggiare, tu e il tuo socio potrete finalmente aprire quella bottiglia di champagne che tenevate pronta da tempo per il vostro momento speciale.

Ora però è il momento di pensare in grande, spendere un budget per promuovere la vostra app, assumere nuove persone, ma prima di tutto, di pensare ad un Sistema di tracking e attribution.

Perché è importante implementare un sistema di tracking e attribution?

Molti sviluppatori di app pensano che per misurare le performance della loro applicazione siano sufficienti i dati degli stores (AppStore e Google Play Store). Questo può essere vero fino al momento in cui non si iniziano ad effettuare massicce attività di marketing e che l’azienda inizia ad espandersi, così che più persone necessitano di accedere alle statistiche.

Arriverà – e lo speriamo vivamente – il momento in cui avrete bisogno di capire quali canali di acquisizione portano migliori risultati, e vi troverete a dover tracciare il comportamento dei vostri utenti. E magari anche presentare i risultati ai vostri investitori.

Questo è il motivo per cui è necessario creare un’architettura robusta per capire come i vostri utenti stanno arrivando ad utilizzare la vostra app e come si comportano dopo il download. Avrete bisogno di una robusta struttura di tracking e attribution (o tracciamento e attribuzione) per strutturare l’elaborazione dei dati e capire il comportamento dei tuoi utenti.

La migliore soluzione in questi casi è implementare un SDK offerto da uno dei MMP (Mobile Measurament Platform) disponibili sul mercato (come Adjust, Appsflyer, Tune, Kochava etc.), in modo da poter essere in grado di capire se il budget che hai investito nelle attività di performance marketing sta portando i risultati sperati in termini di utenti attivi sull’app e di ROAS.

tracking attribution

Quali sono gli elementi da tenere in considerazione riguardo all’implementazione dell’SDK di tracking e attribution?

1. Mobile Attribution

Questo rappresenta solitamente il punto di partenza: quando investiamo in performance marketing vogliamo sapere da quali canali di acquisizione provengono i nostri utenti e come si comportano dopo il download. Vogliamo sicuramente definire i migliori canali di user acquisition e re-engagement, e vedere non solo da quale canale e con quale costo l’utente deriva, ma anche come si comporta dopo il download o quando viene riattivato tramite push notification o email, oppure con un ad di retargeting.

In questo caso ci sono due opzioni: la prima è integrare una SDK per ogni singola fonte di acquisizione (Facebook, Google, Twitter, Affiliate partners), la seconda è implementare una sola SDK offerta da uno degli MMP. Ovviamente la soluzione più conveniente è la seconda, in modo da avere una applicazione che non sia pesantissima.

Un altro vantaggio di implementare una sola SDK offerta dall’MMP è che potrai avere una unica fonte di dati che garantisce un punto di vista imparziale.

2. Marketing Automation

Per comunicare con gli utenti non appena sono entrati nel cosiddetto “conversion funnel”, avrete bisogno di usare un tool adibito ad inviare notifiche push, in-app messages, ma anche email (E.g. Firebase, Braze, Mailchimp, Accengage, Salesforce).

La scelta di questo tool è fondamentale: avrete bisogno di un tool che vi permetta di segmentare il più possibile in modo da poter individuare, per esempio, quegli utenti specifici che hanno cliccato la mail, ma non hanno aperto la notifica push, oppure gli utenti che hanno iniziato il check-out ma hanno abbandonato il carrello.

Ci sono tool – ad esempio mparticle – che permettono anche di creare audiences cross-platform, in modo da escludere specifici utenti da campagne retargeting.

3. Deep Linking

Quando facciamo campagne di re-engagement o retargeting, è buona pratica servirsi di un schema deep linking che riesca a portare l’utente nella vostra app, anche in una specifica schermata o fase del conversion funnel.

Specialmente nell’e-commerce, per esempio, se in un annuncio remarketing viene mostrato uno specifico prodotto, vogliamo che l’utente quando clicca l’ad finisca direttamente sulla pagina di quel prodotto (per esempio attraverso il product feed – o catalogo facebook)

Ci sono vari servizi per implementare uno schema di deep linking, ma il nostro suggerimento è di avvalersi dell’aiuto dello stesso MMP che utilizzate per tracking e attribution, in modo da non dover implementare altre SDK, ma anche per avere i dati degli utenti che arrivano via deeplink in un’unica piattaforma.

4. Business Intelligence

Se il vostro business funziona ed il budget che investite mensilmente sulla promozione della vostra app inizia ad essere considerevole, potrebbe essere utile pensare a tool di Business Intelligence.

All’inizio è abbastanza comune affidarsi a fogli Excel per i report quotidiani, ma quando il business inizia a scalare, la quantità di dati sorgente diventa considerevole, e può diventare difficoltoso lavorare con i fogli Excel.

In questo caso è quindi opportuno iniziare ad utilizzare servizi di visualizzazione dati, quali Data Studio, ClickView, Tableau o altri, in modo da combinare tutte le sorgenti dati e creare dashboards personalizzate per tutti i differenti stakeholders – interni ed esterni all’Azienda.

Quando le risorse lo permettono e se la vostra azienda sta crescendo, è consigliato assumere un Data Engineer e Data Scientist, in modo da strutturare le tue fonti di dati e da poter interpretarli al meglio. Un Data Scientist è infatti in grado di vedere patterns che un marketer non è abituato a vedere, perché privo di un background matematico.

In conclusione:

  • Scegliete la vostra singola fonte di verità. Di solito il singolo punto di verità è rappresentato dal MMP, ma a volte ci sono realtà che preferiscono fidarsi del backend o dell data warehouse.
  • Non scegliere i tool solo in base al prezzo: dovete scegliere i tool in base alle esigenze della vostra azienda e del vostro business.
  • Non lasciate che siano gli altri a scegliere i tool per il lavoro che dovete fare voi. Cercate di essere coinvolti fin dalle prime scelte, perché una volta che i tool e le SDK sono implementati, è abbastanza complicato cambiare.

Come usare il Mobile Marketing per la tua Azienda

0
usare il mobile marketing

Negli ultimi anni molte aziende hanno investito risorse e tempo per sviluppare esperienze su dispositivi mobile che possano coinvolgere gli utenti a 360 gradi. Lo sforzo fatto sta gradualmente portando ai risultati sperati: sebbene i consumatori, in generale, sembrino essere ancora maggiormente inclini all’acquisto sul desktop, tuttavia le transazioni su dispositivi mobile aumentano anno dopo anno.

Con questi dati alla mano, cosa possono fare le aziende per migliorare l’esperienza sul mobile? Dopotutto, riuscire a unificare l’esperienza su tutti i “touchpoint” dell’utente sia desktop che mobile può risultare in un tasso di conversione più alto rispetto a coloro che ignorano questo aspetto del marketing.

Capire come usare il mobile marketing assume quindi un ruolo decisivo per identificare e raggiungere la audience di riferimento su diversi dispositivi.

L’Avanzata inarrestabile del Mobile rispetto al Desktop

I dati parlano chiaro. Gli utenti preferiscono navigare su Internet con i loro smartphone piuttosto che sul loro computer di casa. Comscore ha riportato che in media, a livello globale, spendiamo il doppio del tempo su un dispositivo mobile rispetto al desktop.

Mobile vs. Desktop - usare il mobile marketing

Malgrado l’uso nettamente superiore sul mobile, gli utenti però si sentono ancora più sicuri nel finalizzare le transazioni sul desktop.

È anche importante notare che quando si parla di mobile, non ci riferiamo a siti ottimizzati per dispositivi smartphone. Infatti, se paragoniamo applicazioni mobile e siti mobile, il tempo speso su applicazioni è del circa 90%, paragonato al tempo speso in browser.

Applicazioni Mobile vs. Web Mobile

A confermare questo trend positivo per il mobile, uno studio fatto da eMarketer mostra come anche i budget pubblicitari si sono spostati per raggiungere gli utenti sui loro smartphone. Nel 2015, il budget allocato al mobile era il 49% di tutto il budget sul digitale ma con il tempo le aziende hanno rivalutato dove gli utenti sono per la maggior parte del tempo e hanno deciso di investire di più su questi canali.

Spesa Sul Mobile

Quali sono i Modi migliori di usare il Mobile Marketing per Convertire gli Utenti su Mobile

Prima di entrare nello specifico però è opportuno dare un’occhiata anche alla situazione nello specifico in Italia, per la quale, come è possibile vedere, la situazione non cambia rispetto ad altre nazioni.

Italia desktop vs. mobile

A questo punto è chiaro che rimanere alla larga dal mobile può avere conseguenze devastanti per la tua azienda. Capire però i vari canali a disposizione per raggiungere gli utenti è fondamentale per usufruire al meglio delle risorse disponibili e usare il mobile marketing al meglio.

#1 SMS Marketing

Il 79% degli utenti conta di ricevere un SMS di opt-in per aiutarli a finalizzare la transazione sul mobile. Aggiungere questo piccolo step al processo di acquisto può facilitare la decisione da parte degli utenti.

#2 App Marketing

Come visto in precedenza, la maggior parte degli utenti preferisce interagire con un applicazione mobile in nativo piuttosto che un sito ottimizzato per il mobile. Capire al meglio quali sono le opzioni per raggiungere gli utenti direttamente in app diventa fondamentale per ottimizzare la conversion all’acquisto.

#3 Push Notification

Le push notification, quando usate correttamente, possono aumentare di 9.6 volte la probabilità di un utente di finalizzare l’acquisto su un dispositivo mobile.

#4 Email Marketing 

Le email non devono essere limitate ad un’esperienza su desktop. Infatti, quando usate anche sul mobile, possono supportare il processo di conversione. Si prevede che nel 2019 gli utenti che accedono alle email dallo smartphone raggiungano i 2.2 miliardi a livello globale.

#5 Mobile Marketing In-Game

Mostrare pubblicità in giochi su smartphone può risultare un passo azzardato per molte aziende. Ignorare però questo canale può risultare in un’occasione persa, visto che già nel 2015 i giochi su smartphone rappresentavano un buon 35% del mercato dei giochi in generale.

Giochi Smartphone

#6 Servizi Geolocalizzati

I servizi di geo-localizzazione sono uno dei principali vantaggi di usare il mobile marketing. Grazie ad alcuni operatori mobile è possibile raggiungere gli utenti in località specifiche e mostrare pubblicità hyper-targettizzata, risultando così in un’esperienza ancor migliore per gli utenti.

#7 QR Codes

Anche se non hanno avuto l’esplosione prevista da molti esperti marketing, i QR code, quando combinati ad esperienze offline possono migliorare la “call-to-action” per far convertire utenti anche quando sono in movimento.

In Conclusione

Comprendere come usare il mobile marketing e implementare una strategia mobile nelle attività giornaliere diventa fondamentale per continuare ad attrarre l’attenzione degli utenti anche quando non sono sul loro laptop. Non necessariamente tutti i canali descritti sono pertinenti alla strategia marketing di tutte le aziende sul mercato. Per ottenere risultati positivi è importante capire i canali a disposizione e implementare solo quelli necessari per raggiungere i propri utenti.


Hai bisogno di supporto per implementare una strategia mobile per la tua azienda? Contattaci, e ti aiuteremo a capire tutti i vantaggi per il tuo business!


Technology vector created by pikisuperstar – www.freepik.com