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Da alcune ore è scoppiata in Italia la FaceApp mania, un’app che, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, riesce ad invecchiare le foto di persone in modo particolarmente realistico.

Noi stessi siamo venuti a conoscenza dell’app Domenica pomeriggio, leggendo le notizie sportive in Italia, grazie a questo articolo trovato su Sportmediaset dove si mostrava come due calciatori dell’Atalanta (Gomez e Petagna) scherzavano sulla pesantezza degli allenamenti della preparazione estiva mostrando foto di loro invecchiati.

FaceApp Petagna FaceApp Gomez 

Non è stato difficile risalire all’app utilizzata dai due calciatori per creare le foto, poiché in alcune delle immagini pubblicate si vedeva abbastanza chiaramente il nome dell’app in basso a destra (lasciato per errore oppure volutamente?).

FaceApp Gomez Moglie

Abbiamo quindi scaricato l’app e iniziato ad utilizzarla sulle nostre foto e quelle dei nostri amici: il risultato è stato a dir poco esilarante, tanto che una volta postata una delle foto sui nostri account Instagram personali, abbiamo iniziato a ricevere decine di messaggi per sapere di quale filtro si trattasse.

FaceApp Lorenzo

Visto il successo riscontrato, e la rapidità con tutti i nostri contatti su Instagram e Facebook hanno cominciato a postare foto “invecchiate”, ci siamo incuriositi ed abbiamo iniziato a fare qualche ricerca su questa app, che in realtà non è nuovissima poiché è stata rilasciata per la prima volta nel Gennaio 2017 (e aveva già avuto un boom di utilizzo nell’Aprile 2017).

La cosa che cattura subito l’attenzione è che FaceApp è al primo posto delle app gratuite sullo store italiano, per tutte le categorie.

FaceApp App gratuita chart

Ancora più interessante è l’effetto domino che ha portato Oldify, una app simile a FaceApp ma a pagamento, in cima alla classifica delle paid app.FaceApp Paid chart iOS

Abbiamo sempre creduto che invecchiare fosse l’incubo di ogni persona, e di punto in bianco, tutti vogliono vedersi più vecchi. Non avremmo mai creduto di arrivare a tutto ciò, e solo per due foto postate su Instagram da due calciatori noti non a tutti (senza offesa per Petagna e Gomez, ma non stiamo parlando di Ronaldo, Messi o Buffon).

Boom FaceApp: casualità o pianificazione?

Andiamo ad analizzare alcuni aspetti per provare a dare una risposta.

Prima di tutto, espandiamo l’analisi del ranking anche ai principali mercati europei e US, includendo anche i dati Android.

faceapp ranking ios
FaceApp – Ranking iOS

 

FaceApp ranking android
FaceApp – Ranking Android

Se guardiamo attentamente possiamo vedere come a partire dall’11 luglio per iOS e dal 13 luglio per Android, FaceApp ha iniziato a scalare posizioni nelle classifiche delle app più scaricate attraverso tutte le categorie (quindi non solo per la categoria di riferimento) fino ad arrivare al primo posto in tutte i mercati analizzati (Francia, Germania, Italia, Spagna, Inghilterra, Stati Uniti).

Addirittura per Android, nei giorni precedenti al 13 Luglio, in molte delle nazioni prese in considerazione, l’app non era nemmeno nella classifica delle prime mille, quindi il balzo è ancora più significativo.

A questo punto dobbiamo necessariamente porci una domanda: quanto è probabile che alcune foto postate sui social media personali dei calciatori di una squadra italiana conosciuta ma non troppo (non ce ne voglia l’Atalanta) abbiano influenzato mercati come Inghilterra o Stati Uniti? La risposta è: poco.

Per toglierci ogni dubbio, abbiamo quindi analizzato altri due mercati: Russia e Australia, ed abbiamo visto lo stesso trend degli altri mercati precedentemente visti.

FaceApp - Ranking iOS, Australia e Russia
FaceApp – Ranking iOS, Australia e Russia

Con questi dati alla mano, possiamo affermare che quello che all’inizio sembrava davvero un boom causale, possa davvero essere il frutto di un’attività di influencer marketing coordinata attraverso più mercati, dove l’azienda dietro FaceApp è andata a pagare personaggi mediamente famosi per pubblicare foto dei loro volti invecchiati tramite la tanto discussa app.

Un’osservazione che i più attenti possono fare è che le nuove policies di Instagram prevedono che qualora ci sia una partnership di influencer marketing, la celebrità che riceve soldi per sponsorizzare un prodotto debba rendere chiaro che si tratti di una “paid partnership”

esempio paid partnership
Esempio di Paid Partnership su Instagram

Resta il fatto che i brand, specialmente quelli meno conosciuti, possono tranquillamente accordarsi con gli influencers o promotori (specialmente con quelli più piccoli o non estremamente famosi) siglando accordi “nascosti”, quindi la teoria della strategie di Influencer Marketing pianificata da FaceApp ha ancora senso.

Effetto influencer Vs Componente Virale

Effettuando una rapida ricerca vediamo come tanti altri giocatori di calcio di squadre italiane hanno risposto ai post originali di Petagna e Gomez, pubblicando a loro volta foto invecchiate tramite la stessa app. Ma anche in tante altre nazioni le celebrità stanno postando i selfie dove sembrano vecchi, e l’hashtag #FaceApp sta spopolando su Twitter con i personaggi famosi che postano divertiti e sorpresi i loro look da vecchi.

Siamo quindi arrivati al punto dove all’effetto influencer si aggiunge una componente virale, tanto che diventa difficile stabilire da dove sia partito il trend o addirittura distinguere tra paid-influencer (gli influencer che promuovono il servizio perché pagati per farlo) e viral-influencer (gli influencer che promuovono il servizio di loro spontanea volontà).

Dobbiamo precisare che il primo mercato a mostrare segni di FaceApp mania è stato quello degli US, dove il 12 Luglio FaceApp era già al 16° posto della classifica delle app più scaricate, mentre nelle altre nazioni non era ancora nella Top 100.

Purtroppo con i dati che abbiamo a disposizione, sebbene abbastanza significativi, possiamo fare supposizioni su come sia partito questo trend, senza però avere la certezza. Ma considerato quello che abbiamo visto, le probabilità che sia un effetto casuale sono davvero limitate, e ci sentiamo di affermare che ci troviamo di fronte ad una vera e propria strategia globale di User Acquisition basata su influencer conosciuti solo a livello nazionale.

I learnings del caso FaceApp:

Nonostante non saremo probabilmente mai in grado di sapere la verità, da questa storia possiamo comunque trarre insegnamenti veramente importanti per le attività di user acquisition delle nostre applicazioni:

  • L’influencer marketing funziona, sempre. Esso sia voluto o meno, quando una celebrità parla di un prodotto sui social, i followers lo andranno a provare (soprattutto se il contenuto è autentico, e non si capisce bene che sia una campagna marketing)
  • La componente virale è chiave: tutti provano ad andare virali, ma non tutti ci riescono. 
  • Il watermark è fondamentale: senza il logo “FaceApp” sulla foto le persone non sarebbero mai state in grado di conoscere quale era l’app
  • Effetto domino: la componente virale del “diventare vecchi” ha portato benefici anche ad altre app simili a FaceApp, tanto che gli utenti hanno scaricato app a pagamento, magari in cerca di un servizio migliore a quello offerto dall’app gratuita.

I nostri consigli

Non considerare l’influencer marketing nel mix di user acquisition per la vostra app mobile è sicuramente un errore grave.

I dati mostrano infatti come 1/5 dei consumatori americani abbiano effettuato almeno un acquisto in seguito ad una campagna di influencer marketing su Twitter, Youtube o Facebook.

Considerando che il tempo passato sulle piattaforme social sta continuando a crescere costantemente, ha senso dire che le strategie di influencer marketing per le applicazioni mobile diventeranno sempre più importanti negli anni a venire.

Leggi qui i consigli su come sfruttare l’Influencer marketing per promuovere una applicazione mobile.

Lorenzo si occupa di user acquisition da una decade. Ha lavorato nel mondo del Mobile Marketing per importanti startup europee come Zalando e LOVOO, contribuendo alla crescita esponenziale della user base, e all’integrazione della strategia di engagement e retargeting. Durante gli ultimi 2 anni ha coordinato le attività marketing di Free2Move, l’aggregatore di mobilità condivisa parte del gruppo automobilistico PSA, prima di diventare freelancer a co-founder di Mobile Marketing Italia.

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